Sud Sudan, l'Onu denuncia oltre 100 morti

Paola Mirenda

AFRICA. Secondo le Nazioni Unite gli scontri tribali nello Stato del Warrap avrebbero causato 140 morti e 90 feriti. E le Ong avvertono: «Il 2010 sarà un anno cruciale per la pace». Dietro i conflitti tribali, le manovre politiche in vista delle elezioni di aprile.

“A rischio la pace in Sud Sudan”, è il titolo del rapporto presentato ieri da dieci organizzazioni umanitarie (tra cui Oxfam, Save the children, World vision), che arriva proprio in concomitanza con la denuncia, da parte delle Nazioni Unite, di nuovi massacri nel sud del Paese. Secondo l'Onu, nell'ultima settimana ci sarebbero stati almeno 140 morti e novanta feriti nella regione di Warrap, uno dei 26 Stati di cui si compone il Sudan, dominato dalla tribù Dinka. Proprio le rivalità tribali tra Dinka e Nuer sarebbero all'origine degli scontri, ma la situazione, in vista del referendum del prossimo anno, potrebbe caricarsi ora di risvolti politici imprevedibili.
 
Non a caso il Sudan people's liberation mouvement (Splm) ha invitato l'Onu a non gettare benzina sul fuoco amplificando notizie che vengono giudicate “di ordinaria amministrazione”.  Lo scorso anno, nello stesso periodo, si sono registrati scontri di eguale ampiezza, ma in un clima di minore esasperazione tra il governo del Sud Sudan e quello di Khartoum. I conflitti etnici datano infatti da centinaia di anni, e coinvolgono non solo la regione del Warrap ma anche i restanti Stati del Sud Sudan, in particolare quelli situati lungo i confini, come testimoniano le continue battaglie lungo le frontiere ugandesi.
 
Il timore dell'Splm è che ora queste tensioni vengano fatte montare attraverso la stampa per dimostrare l'incapacità del governo del Sud Sudan di gestire l'ordine pubblico, e quindi porre in serio dubbio la possibilità di proseguire con il processo di pace stabilito dall'accordo del 2005 (Comprehensive peace agreement, Cpa). E non è detto che sia solo il governo di Khartoum a voler delegittimare l'Splm: anche all'interno dello stesso movimento di liberazione ci sono infatti contrasti di tipo politico, che potrebbero spingere nella direzione del “tanto peggio, tanto meglio”. È un rischio di cui tiene conto il rapporto delle organizzazioni non governative, che avverte che il 2010 potrebbe «essere cruciale per il futuro del Paese». Ad aprile infatti si voterà per le elezioni legislative, mentre nel 2011 si terrà il referendum, previsto dal Cpa,  che potrebbe sancire la separazione tra il Nord e il Sud.
 
Per Paul Valentin, direttore di Christian aid, una delle ong che hanno partecipato alla stesura del rapporto, «una nuova guerra non è inevitabile, ma tutto dipende dall'attenzione che la comunità internazionale saprà dimostrare». Secondo le ong, dopo la firma del Cpa, l'attenzione delle istituzioni mondiali si è concentrata esclusivamente sul Darfur, scordando il Sud Sudan, dove hanno continuato a imperversare bande ribelli, e dove ha spadroneggiato l'Lra, l' Uganda’s Lord’s resistance army. «Con 350.000 sfollati e 2.500 morti nel 2009, nessuno si può permettere di abbassare la guardia». Ma nemmeno, avverte il governo, di alzare la tensione per i propri giochi di potere.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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