Tarquinia all’ultima spiaggia

Giorgio Mottola
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LAZIO. E’ allarme per il litorale in provincia di Viterbo. Cittadini stretti tra mare e assenza della politica.

Si assottiglia ogni giorno di più la spiaggia della Riserva naturale delle Saline, a Viterbo. È ridotta ormai a una sottile lingua di sabbia, in alcuni tratti è già scomparsa del tutto. Il 4 gennaio, l’assessore regionale Filiberto Zaratti aveva promesso che entro la fine di gennaio sarebbero partiti i lavori di rinascimento dell’arenile. Qualcosa, però, sembra già essersi inceppato. L’agenzia regionale per la difesa del suolo, infatti, ha affidato la competenza dell’opera alla Protezione civile.
 
Il passaggio di consegne richiederà alcuni mesi: la gara d’appalto ancora non è stata indetta e, prevedibilmente, passerà ancora molto tempo prima che i lavori comincino, tenendo presente anche le imminenti elezioni per il rinnovo della giunta regionale. Rispetto a quanto sta accadendo alle Saline si può parlare, senza ombra di dubbio, di disastro ambientale. I tratti colpiti sono sette. La parte messa peggio è la foce di Levante, dove il muro è crollato e il mare è ormai entrato nel canale della riserva naturale. Nella zona di San Giorgio, invece, non c’è più la spiaggia. Da diversi anni sono crollati oltre 600 metri del muro di recinzione.
 
«Le saline di Tarquinia spiega Alessio Gambetti, residente del Borgo delle Saline sono un ecosistema di origine antropica, costruito dall’uomo, ed è necessaria un’accurata manutenzione e salvaguardia maggiore di altre riserve di origine tipicamente naturale». L’opera di rinascimento e risanamento dell’area, ufficialmente è partita nel 2007. La Regione Lazio aveva stanziato 2,4 milioni di euro. Ma secondo i residenti sinora poco o nulla è stato fatto: «Vorremmo dal sindaco e dalla giunta comunale spiega un gruppo di cittadini un maggior impegno, più spesso ci hanno parlato di date di inizio lavoro, ma non si è mai concretizzato in nulla. Le Saline sono il fiore all’occhiello della città di Tarquinia, serve un impegno più attivo e volto alla difesa, e importante alla valorizzazione di questo sito naturale unico».

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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