Terra chiama Napolitano

Terra

L'APPELLO. Immaginiamo se il presidente Napolitano si recasse in uno qualsiasi dei luoghi in cui concediamo ai migranti di vivere. Nelle tante bidonville del Belpaese. E se portasse con sé uno qualsiasi di quegli uomini sfruttati, fino sul Colle. Immaginiamo se il presidente della Repubblica italiana conferisse nelle sale dorate del Quirinale l’onoreficienza di Cavaliere del lavoro a Samir, Ahmed o Mbede

Caro Presidente,
ci sono momenti nella vita di una comunità umana in cui un gesto, un discorso, possono cambiare il corso delle cose. La storia è piena di battiti d’ala di farfalla che hanno prodotto grandi cambiamenti. Nel bene e nel male. Nel nostro Paese è ormai chiaro a tutti che le condizioni di vita dei migranti, la loro integrazione nella società italiana, o piuttosto il fallimento di essa, che ha condotto a un vasto e crescente sentimento razzista, rappresentino una ferita giunta a suppurazione.
 
Se gli italiani, popolo di migranti, presso il quale si praticava il culto dell’accoglienza, oggi sparano contro lavoratori neri sfruttati e disperati. Se lo fanno dopo aver mangiato le arance, le patate, i pomodori e le olive raccolti da costoro per imbandire le proprie tavole. Se donne italiane si lamentano che qualcuno abbia portato del cibo nei capannoni derelitti, e ai loro derelitti abitanti. Se tutto ciò accade, vuol dire che il tempo per quel gesto, quello simbolico che resta nella storia, è giunto. A noi di Terra un’idea è venuta.
 
Immagini se Lei, sì proprio lei, il Presidente di tutti gli italiani, si recasse in uno qualsiasi dei luoghi in cui concediamo ai migranti di vivere. Nei vecchi capannoni abbandonati. Nelle tante bidonville del Belpaese.
E se Lei portasse con sé uno qualsiasi di quegli uomini sfruttati, fino sul Colle. Si immagini se dopo aver chiamato tutte le tv e la stampa andasse in onda davanti al mondo questa scena: il Presidente della Repubblica italiana che conferisce nelle sale dorate del Quirinale l’onoreficienza di Cavaliere del lavoro a Samir, Ahmed o Mbede.
 
Cavaliere del lavoro. Non sarebbe un gesto di pietà, ma di verità. Quello, caro Presidente, sarebbe un bel giorno per il Paese. (Che di giorni belli, ne ha bisogno, eccome).  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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