Tre sbagli in una sola legge
In Europa esistono due modi di affrontare la questione reti telematiche (internet, per capirci meglio). C’è chi è preoccupato per gli ostacoli che si possono intromettere alla diffusione massima dell’era digitale, «per contribuire alla ripresa economica, rafforzare la concorrenza e stimolare la innovazione, sia nel broadcasting che nei servizi wireless». Cito dalla proposta per una strategia europea digitale nel 2020 che hanno elaborato i ministri delle Telecomunicazioni dei 27 Stati membri della Ue lo scorso dicembre.
Di contro c’è chi non capisce che qualsiasi laccio e lacciuolo alla Rete possa in qualche modo impedirne un suo sviluppo e quindi una sua funzione di volano per l’economia europea. è il caso della Hadopi 2 in Francia. Si tratta di una autorità che vorrebbe controllare e regolamentare la Rete per sanzionare il download gratuito. Questa legge, approvata dalla Corte costituzionale francese, funziona secondo il principio del baseball “tre sbagli e sei fuori”: gli utenti che effettuano download illegali riceveranno un primo avviso via mail, poi una lettera ufficiale e, terzo ed ultimo avvertimento, riceveranno una multa da pagare altrimenti saranno disconnessi.
Una normativa simile si potrebbe applicare in Italia? E funzionerebbe? Secondo me, no. Per tre errori di fondo. Il primo: anche da noi in Italia, con il famigerato decreto Urbani, si sarebbe dovuto evitare il download abusivo di musica e di film ma, di fatto, questa legge è rimasta inapplicata perché, a mia conoscenza, nessuno utente è stato finora condannato. Non si può pensare di applicare una normativa come la Hadopi 2 senza infrangere la privacy degli utenti. è come se un segugio andasse dietro ad un ragazzo che si copia in biblioteca dei testi dai libri.
Del resto, come ha affermato giustamente ieri il giurista Guido Sforza a Blogosphere: «La storia del diritto della Rete insegna che misure di repressione eccessiva di condotte largamente praticate non ottengono mai il risultato sperato e sortiscono l’unico effetto di stimolare la creatività degli utenti nel dar vita a nuove modalità di realizzazione della medesima condotta idonee a consentire di eludere le norme». Il secondo: la legge in questione non avvantaggerebbe in alcun modo gli autori, perché le cifre incassate sarebbero appannaggio delle case discografiche, editori e società di intermediazione.
Quindi gli autori stessi, come sta accadendo in Francia, si ribellerebbero a queste normative. Il terzo: il No B-Day lo ha dimostrato, ormai la Rete è qualcosa di più di uno strumento di comunicazione. Grazie ai social network, ai blog e alle mailing list si può riuscire a creare un fronte per una battaglia comune, senza aspettare che si muovano partiti o associazioni. E questo è quello che accadrebbe non appena si avesse il sentore di una legge simile anche in Italia. Piuttosto che mettere ulteriori controlli, questo governo avrebbe dovuto non rinnovare la normativa, scaduta il 31 dicembre 2009, che obbliga di identificare, attraverso un documento di identità, chiunque intenda connettersi a internet.
Lo avevano chiesto nella Carta dei cento per il libero Wi-Fi alcuni blogger italiani spiegando che questa politica rappresenta una limitazione nei fatti al diritto dei cittadini all’accesso alla Rete e un ostacolo per la crescita civile, democratica, scientifica ed economica del nostro Paese. Ma la normativa è stata rinnovata fino alla fine del 2010.Ecco quale sarà l’impegno per i prossimi mesi: una battaglia per una Rete Libera in Libero Stato.






