Urne aperte per le presidenziali L’ago della bilancia è tamil
SRI LANKA. Paese al voto per scegliere il nuovo presidente. All’uscente Mahinda Rajapaksa si contrappone l’ex generale Sarath Fonseka. Davanti a una maggioranza cingalese divisa, il risultato è nelle mani dell’etnia di minoranza.
Ventidue candidati ma solo due possibili vincitori. Chiamato alle urne per le prime elezioni presidenziali successive alla conclusione della guerra civile, il popolo dello Sri Lanka è spaccato a metà tra l’appoggio all’attuale presidente Mahinda Rajapaksa e il sostegno all’ex Capo di Stato maggiore Sarath Fonseka. Entrambi sono stati protagonisti della fase finale del conflitto srilanchese, l’offensiva che nel maggio scorso ha messo fine alla resistenza dell’Ltte le Tigri per la liberazione della patria tamil, che per 26 anni si sono battute per l’indipendenza delle regioni del nord e del nord-est dell’isola. Zone abitante in prevalenza dall’etnia minoritaria tamil (il 18 per cento di una popolazione di poco più di 21 milioni di abitanti) in un Paese a maggioranza cingalese (il 75 per cento della una popolazione).
Uniti in tempo di guerra, durante la campagna elettorale i due uomini non si sono risparmiati reciproche accuse di corruzione diffusa e di comportamento anti-patriottico. Nei mesi scorsi entrambi hanno cercato di sfruttare la scia del successo mediatico che la vittoria nella guerra civile gli ha garantito per presentarsi al popolo come nuova guida del Paese, capace di avviare quel processo di riconciliazione nazionale e di ricostruzione post bellica di cui l’isola ha urgentemente bisogno. In questo momento però né Rajapaksa né Fonseka possono calcare troppo la mano sul loro ruolo di “liberatori nazionali”: i sondaggi mostrano che la maggioranza cingalese è divisa tra i due contendenti. Con il paradossale risultato che mai come ora la minoranza tamil ha avuto tanto peso politico nel Paese. Il presidente uscente ha cercato immediatamente di correre ai ripari, promettendo di istituire una seconda camera del parlamento, attualmente unicamerale con 225 seggi, per garantire una più ampia rappresentanza ai tamil.
Mossa che gli ha immediatamente garantito l’appoggio dell’Eelam peoples democratic party e del Ceylon workers congress, entrambi espressioni della minoranza. Più efficaci di queste promesse ver bali, tuttavia, sembrano essere state le numerose lettere scritte da Fonseka all’esecutivo per manifestare la propria preoccupazione in merito alle sorti dei tamil dopo il conflitto, in particolare di quei 130mila sfollati ancora rinchiusi in campi di accoglienza-detenzione istituiti dalle autorità. Le missie infatti hanno fruttato all’ex generale l’endorsement della potente Tamil national alliance (Tna), che potrebbe essere il vero ago della bilancia nelle elezioni di oggi. Un risultato che per Fonseka è già una vittoria: anche nel caso in cui l’ex militare dovesse uscire sconfitto dalle elezioni di oggi, i voti che riuscirà a strappare all’avversario potranno comunque fare la differenza in vista delle elezioni parlamentari del 22 aprile.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







