Vertenza salute, i medici in assemblea propongono la cura
MOBILITAZIONE. Massiccia adesione del personale sanitario alla protesta organizzata dai sindacati della categoria. Il loro appello sullo striscione: «Cattiva politica e amministratori incapaci stanno distruggendo la sanità pubblica. Fermiamoli!».
Questa volta l’argomento abusato che il servizio pubblico funziona male non è più sufficiente. Lo rivendica la massiccia adesione dei camici bianchi alla mobilitazione che ieri ha interessato tutti gli operatori del settore pubblico della sanità. Vogliono che siano chiare le cause che rendono il proprio lavoro difficile, sottolineare le responsabilità e difendere la propria professionalità. Con assemblee in ogni ospedale del Paese medici, veterinari, personale sanitario e amministrativo hanno manifestato «il disagio di una categoria» stretta tra finanziamenti inadeguati e gli imperativi della tutela della salute pubblica. Nessuna conseguenza per i pazienti a cui sono state garantite le cure mentre venivano loro distribuiti i volantini con le motivazioni della protesta.
Il monito delle tante sigle sindacali che hanno organizzato la mobilitazione di ieri e i prossimi appuntamenti di Napoli e Milano (rispettivamente il 4 e il 16 febbraio) è sintetizzato nello striscione esposto davanti all’ospedale San Camillo di Roma: “Cattiva politica e amministratori incapaci e affaristi stanno distruggendo la sanità pubblica. Fermiamoli!”. Tra le richieste, «rivedere il sistema delle nomine dirigenziali e delle assunzioni ». Un appello cui ha fatto eco dall’aula parlamentare il senatore del Pdl e membro della Commissione permanente sulla sanità Domenico Gramazio che ieri ha chiesto al ministro Fazio di riferire sulle «voci che circolano nei corridoi dell’Azienda ospedaliera San Giovanni dove si farebbe insistentemente il nome del sicuro vincitore del concorso per dirigente tecnico presso il reparto di Radiologia». Come a Roma, anche in Emilia dove «una gestione condizionata in modo abnorme dal potere politico regionale produce vistose defaillance e violazioni della legalità» denunciate dal deputato Fabio Garagnani del Pdl.
Come in Emila, anche a Napoli dove dall’ospedale Cardarelli, tra i più sovraffollati d’Italia con posti letto ricavati nei corridoi, è partito il grido del personale: «La sanità pubblica è stata distrutta, è in ginocchio e non ci sono le condizioni per lavorare». Da nord a sud, dunque, lo stato di abbandono combinato a un’indiscriminata ingerenza della politica hanno spinto l’intera dirigenza del servizio sanitario a chiedere «una maggiore valorizzazione dell’impegno e della complessità del compito» che svolge quotidianamente. Entrando nel merito, significa procedere alle assunzioni dei circa 43mila precari del sistema pubblico così come all’approvazione della legge sul rischio clinico che, ha spiegato Carlo Lusenti, segretario nazionale dell’Anaao Assomed, «renderebbe obbligatoria l’assicurazione per la responsabilità civile di tutti i medici che lavorano nel Ssn. Così come avviene negli altri Paesi europei».
Ma implica anche la cancellazione della norma entrata di soppiatto nel decreto anticrisi che introduce la «rottamazione del medico » al raggiungimento di 40 anni contributivi; «un modo – si legge nel documento congiunto - per espellere dal sistema professionisti a soli 58-60 anni d’età, con ripercussioni sul bilancio Inpdap valutati in un aggravio di circa 3 miliardi di euro». Per assicurare «un uniforme livello di assistenza su tutto il territorio nazionale», ribadiscono i sindacati, «occorre una celere riorganizzazione che assicuri non un ospedale per campanile, ma strutture organizzate a rete, qualità dei servizi e equità di accesso alle cure». Domani, intanto, si presenteranno al tavolo istituzionale per il rinnovo contrattuale. «Vessati ed esasperati – ha commentato Massimo Cozza della Fp Cgil – i medici aspettano il rinnovo del contratto 2008-09 e non ci sono le risorse per quello del prossimo biennio. Le promesse del governo sono evaporate, in mancanza di fatti concreti - avverte - siamo pronti anche allo sciopero a fine marzo».
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






