«Anche la Palestina nella Ue»

Bartolo Scifo
Lotti.jpg

MEDIO ORIENTE. Flavio Lotti, coordinatore della “Tavola della pace”: «Insieme a Israele per evitare l’inasprimento dei rapporti».

In questi giorni una folta delegazione del governo italiano, capeggiata dal primo ministro in persona, si è recata in visita ufficiale a Gerusalemme. Berlusconi ha colto più volte l’occasione per manifestare il suo sentire pro Israele.  Alla Knesset, l’assemblea legislativa israeliana, ha dichiarato il suo apprezzamento per il modello democratico che incarna lo stato ebraico: «Voi rappresentate ideali che sono universali, siete il più grande esempio di democrazia e di libertà nel Medio Oriente».
 
Il giorno prima, ricevuto dal primo ministro Netanyahu, il premier italiano aveva confessato un suo sogno: «Annoverare Israele tra i paesi della Ue». E a conferma del cambiamento della politica estera italiana, caratterizzata storicamente da un atteggiamento più filo palestinese, Berlusconi conferma l’intenzione del nostro Paese di arginare l’Iran, paese ostile ad Israele e che probabilmente si sta dotando di armamenti nucleari. 
 
Il Premier italiano ha annunciato un primo forte segnale nei rapporti fra l’Italia e l’Iran: «L’Eni - ha dichiarato Berlusconi - ha già disdetto la possibilità che aveva di sviluppare la terza fase di un importante giacimento petrolifero». Parole smentite già ieri da Seifollah Jashnsaz, direttore della Nioc (Compagnia petrolifera statale iraniana), il quale ha confermato invece che «le negoziazioni con Eni per lo sviluppo della terza fase del giacimento Darkhovin continuano». 
 
Su queste vicende, abbiamo chiesto un commento a Flavio Lotti, attento lettore delle questioni medio orientali, coordinatore nazionale della “Tavola della pace” e organizzatore della Marcia per la pace Perugia-Assisi. 
 
Il presidente Berlusconi, a Gerusalemme, ha dichiarato di avere un grande sogno: «Portare Israele tra i Paesi dell’Unione europea». Cosa ne pensa?
Sarebbe straordinariamente bello portare Israele in Europa, ma bisognerebbe portare anche la Palestina per evitare inasprimenti dei rapporti. Ma questi sono sogni. La realtà è che la politica dell’attuale Governo Italiano non è per niente d’aiuto per la risoluzione del conflitto israeliano-palestinese. Conflitto che, malgrado il silenzio dei media, si complica ogni giorno di più, anche a causa dell’inattività della comunità internazionale.
 
Ma queste forme di apertura possono essere d’aiuto al processo di pacificazione in Medio Oriente?
Per avviare un qualsiasi processo di pacificazione, soprattutto in Medio Oriente, serve dare spazio ad entrambe le parti, per questo dicevo prima, provocatoriamente, che andrebbero portati in Europa entrambi i Paesi. Le aperture unidirezionali di Berlusconi non fanno altro che peggiorare la situazione. Quest’atteggiamento ci allontana dalle posizioni europee e da quelle assunte dagli Stati Uniti con il governo Obama e ci rende più deboli ed esposti al pericolo terrorismo.
 
A proposito di Obama. È di questi giorni la notizia della volontà del presidente Usa di incontrare il dalai lama, malgrado le minacce di ripercussioni diplomatiche della Cina. Come interpreta questo gesto?
Penso che questa vicenda nasconda un più complesso braccio di ferro fra gli Stati Uniti e la Cina su piani di scontro molto più articolati. Non credo che da questo incontro possa uscire un reale sostegno alla causa tibetana. Resta comunque positivo l’incontro con il dalai lama. Sarebbe, però, meglio incontrare le idee e le richieste di cui si fa interprete e portatore.
 
Il 16 maggio si terrà la marcia a per la pace Perugia-Assisi. Quali sono gli obiettivi che vi ponete per quest’anno?
La marcia di quest’anno vuole chiedere a tutti un cambiamento culturale. Un cambiamento della scala di valori per mettere al primo posto il no alla violenza, alla discriminazione, all’illegalità alle mafie e mettendo al centro i diritti di tutti. Senza questo rovesciamento culturale il nostro paese non solo non contribuirà a portare la pace nel mondo, ma rischia di diventare a sua volta un problema per il mondo.  

La prima pagina del giornale
2412_TERRA_001.jpg

Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
Ultime discussioni
OpinioneAppello per la Pace e i diritti nella Regione Kurda
da alessiodiflorio
 - 07/02/2012 - 22:09
Opinionela neve, il gas, la pace
da pietro ancona
 - 07/02/2012 - 18:53
Opinionel'anima nera dell'Europa
da pietro ancona
 - 06/02/2012 - 21:56
OpinioneIl Dio dei gatti
da robertod1961
 - 29/01/2012 - 16:05
OpinioneIl corporativismo al tempo di Monti
da pietro ancona
 - 24/01/2012 - 15:31