«Già nel 2006 il governo Berlusconi iniziò a depenalizzare gli ecoreati»
INTERVISTA. Il senatore del Pd Felice Casson, magistrato che avviò il processo al petrolchimico di Marghera, denuncia come «durante il precedente esecutivo di centrodestra furono fatte saltare le previsioni contenute nel decreto Ronchi».
Circa 8mila tonnellate di oli combustibili, un intero ecosistema a rischio secondo le associazioni ambientaliste, e uno scenario in termini di ricadute su economia e salute ancora tutto da delineare. Il disastro del fiume Lambro racconta di un paese che ancora una volta dimostra lacune gravi nei protocolli e nelle misure di sicurezza di quei siti che dovrebbero essere vigilati contro ogni calamità. Mentre Bertolaso assicura che neppure una goccia di quel materiale giungerà in mare, si aprono gli scenari su quali potranno essere le pene cui andranno incontro i responsabili di tale scempio, una volta garantiti alla giustizia. Ed è proprio dinanzi ad un disastro tanto grave che emerge come, con una legge delega del 2006 (la numero 152), il governo Berlusconi abbia indebolito alcune sanzioni previste proprio contro i reati ambientali.
«Da parte di questo governo c’è sicuramente una tendenza alla depenalizzazione” ha commentato Felice Casson, il magistrato veneto che per primo raccolse la denuncia degli operai di Porto Marghera, attualmente senatore del Pd. «Bisogna distinguere tra fattispecie penali diverse. C’è la parte del disastro colposo, che prevede pene elevate, e la parte che riguarda le contravvenzioni penali. Di certo è molto più difficile individuare le responsabilità di un disastro colposo. In qualche occasione di scoppio o incendio che mettevano a rischio la salute dei cittadini, è stata riscontrata anche questa fattispecie di reato, ma è sicuramente più difficile da dimostrare». Dunque le modifiche apportate con la legge delega del 2006 sullo scarico delle acque reflue industriali potrebbe significare solo una multa per i responsabili?
«Se c’è una violazione di legge e una sanzione penale prevista la contravvenzione penale è più semplice da comminare rispetto a dimostrare che c’è stato un disastro colposo», spiega Casson, che aggiunge: «La tendenza a ridurre le sanzioni penali l’abbiamo vista già con l’altro governo Berlusconi, quando era ministro Matteoli. Di fatto è stato fatto saltare tutto quello che era previsto dal decreto Ronchi». Intanto, dall’inizio della legislatura è fermo in Commissione giustizia un disegno di legge, tra i cui primi firmatari figura proprio Casson, riguardante la riscrittura dei reati ambientali: maggior tempo per l’accertamento, uso delle intercettazioni telefoniche dove serve e tempi di prescrizione più ampi: questi i principali punti del ddl.
Invece, «al momento per le contravvenzioni penali la prescrizione è di 4 anni e mezzo, mentre per il disastro colposo si arriva fino a 5 anni”. Intanto le rassicurazioni del Commissario Bertolaso sono state di fatto sconfessate dal Cnr, secondo i cui studi «lo sversamento di sostanze inquinanti nel Lambro e il loro passaggio nel Po avranno un impatto a lungo termine sull’ecosistema del principale fiume italiano e sul mare Adriatico ». E la Procura di Rovigo ha altresì annunciato di aver aperto un fascicolo: il sostituto procuratore Manuela Fasolato intende verificare se e quanto il passaggio della macchia oleosa possa aver danneggiato o meno l’intero ecosistema fluviale.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







