1991, quando Nelson ringraziò Cuba e Fidel

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Aldo Garzia
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MONDO. Il grazie di Mandela a Cuba durante le manifestazioni per l'anniversario dell’avvio della rivoluzione cubana con l’assalto alla caserma Moncada di Santiago.

Nel 1998 il presidente americano Bill Clinton fece un viaggio ufficiale in Sudafrica. Nelson Mandela gli fece visitare la cella dov’era stato recluso per 27 anni, un tempo infinito. E colse l’occasione per manifestare all’inquilino della Casa Bianca la sua contrarietà nei confronti del blocco economico imposto dagli Stati Uniti a Cuba fin dal lontano 1962. Mandela, con quel gesto, oltre a ricordare una ingiustizia, voleva ringraziare per l’ennesima volta i soldati cubani che avevano combattuto in Africa per l’indipendenza della Namibia, in difesa dell’Angola e contro le discriminazioni razziali in Sudafrica. Clinton, che evitò di pronunciarsi sul problema Cuba, ebbe parole di sincera ammirazione per l’allora presidente sudafricano: «Mandela ha abbandonato il carcere in maniera elegante e dignitosa. Mentre lo guardavo camminare lungo quella strada polverosa mi chiedevo se stesse ripensando agli ultimi ventisette anni. Non so quanto sia religioso in termini convenzionali, però Mandela è un uomo divino perché è l’incarnazione vivente dell’importanza di avere una seconda possibilità nella vita».
 
Mandela aveva pronunciato il suo grazie a Cuba direttamente nell’isola. Il 26 luglio 1991, anniversario dell’avvio della rivoluzione cubana con l’assalto alla caserma Moncada di Santiago, aveva voluto partecipare nella città di Matanzas alle manifestazioni che ricordavano quella ricorrenza con la presenza di Fidel Castro. I due leader, già con i capelli bianchi, erano nel pieno delle loro forze. Prese la parola per primo Mandela: «Siamo venuti qui con grande umiltà e con grande emozione. Siamo venuti qui con la consapevolezza del grande debito di gratitudine che abbiamo nei confronti di Cuba e del suo popolo. Quale altro Paese può vantare un primato di generosità come quello che Cuba ha dimostrato nelle sue relazioni con l’Africa?»
 
E aggiunse: «In prigione ho sentito parlare per la prima volta della massiccia assistenza profusa dalle forze internazionaliste cubane nei confronti dell’Angola, allorché nel 1975 gli angolani subirono l’attacco congiunto del Sudafrica, del Fronte di liberazione finanziato dalla Cia, dei mercenari e delle truppe dello Zaire. La schiacciante sconfitta dell’esercito razzista a Cuito Cuanavale per opera delle truppe cubane ha dato all’Angola la possibilità di avere la pace e di consolidare la propria sovranità». Lo scontro militare a Cuito Cuanavale nell’ottobre 1987, un angolo remoto nel sud dell’Angola, a 250 km da Menongue, il capoluogo della provincia di Cuando Cubango, cambiò in effetti il corso della storia dell’Africa. Avrebbe ricordato Castro, intervenendo dopo Mandela: «Nessuno avrebbe mai pensato che i cubani potevano andare a combattere in Africa. Non si era mai visto un Paese povero e del Terzo mondo andare a combattere dall’altra parte dell’Oceano.
 
Ma per noi gli africani sono fratelli. L’Africa è Cuba e Cuba è l’Africa». Nel 1987 il governo angolano aveva deciso di sferrare una pesante offensiva nel sud del Paese per ritornare in possesso delle regioni meridionali. Per questo lanciò un attacco da Cuito Cuanavale in tutta la regione lungo il confine con il Sudafrica. In risposta, l’esercito sudafricano invase nuovamente le regioni meridionali dell’Angola fino alla città di Cuito Cuanavale da dove era iniziata l’offensiva. Di conseguenza Cuba inviò 55mila soldati in Angola sotto il comando del generale Arnaldo Ochoa (processato poi per corruzione e fucilato nel 1989 in uno degli episodi più bui della rivoluzione cubana). Gli eserciti si scontrarono proprio a Cuito Cuanavale, dando vita a quella che nei libri di storia è considerata la più sanguinosa battaglia mai avvenuta in Africa dopo la fine della Seconda guerra mondiale. I cubani riuscirono a respingere gli invasori sudafricani. Alla fine del 1988 il governo del Sudafrica propose ai governi dell’Angola e di Cuba di sottoscrivere una tregua e di avviare le trattative di pace.
 
Castro, in quel 26 luglio 1991, ripercorse le motivazioni ideali che avevano spinto Cuba a essere presente con proprie truppe in Africa fin dal 1975 e ricordò come quelle missioni internazionaliste avessero assunto la denominazione “Operazione Carlotta” in ossequio alla schiava nera Carlotta che nel 1843 aveva guidato la rivolta antischiavista proprio nella città di Matanzas. Pronunciò anche parole di sincera ammirazione per il leader sudafricano: «Se qualcuno desidera l’esempio di un uomo di assoluta rettitudine, quell’uomo è Mandela. Lui è coraggioso, eroico, calmo, intelligente e capace. Penso questo da molti anni. Considero Mandela uno dei più straordinari simboli della nostra epoca». Le truppe cubane si ritirarono definitivamente dall’Africa nel 1991, dopo la dichiarazione d’indipendenza dal Sudafrica sottoscritta dalla Namibia nel 1990 e la firma di un accordo di pace tra il governo sudafricano e quello dell’Angola.