Afghanistan, nuova ondata di attentati nel sud-est del Paese
CONFLITTI. Attacchi dinamitardi nelle province dell’Helmand, di Nangarhar, Khost e Zabul. Oltre 10 i morti e più di 20 i feriti. L’ammiraglio Mike Mullen, capo di Stato maggiore americano, spiega che i tempi dell’offensiva alleata si vanno allungando.
Mille soldati morti in otto anni di guerra. Questo il tragico bilancio dell’intervento militare americano in Afghanistan. A rivelarlo è il sito Icasualties.org, che ha pubblicato ieri una statistica dei decessi dei combattenti statunitensi dall’inizio del conflitto, nel 2001, ai giorni nostri. Nei primi due mesi dell’anno sono stati 54 i militari Usa a perdere la vita, portando il totale alla cifra tonda di mille uomini. Escluso quello ancora in corso, l’anno peggiore in assoluto è stato il 2009, durante il quale sono deceduti 316 soldati.
La pubblicazione di questi dati arriva mentre è in pieno svolgimento l’operazione Moshtarak, una delle più imponenti offensive lanciate dalla Nato contro i talebani, a Marjah nel distretto di Helmand, la provincia più violenta di tutto il Paese. L’operazione è considerata da esperti e analisti militari il primo test per valutare la decisione del presidente Obama di incrementare ulteriormente il contingente Usa in Afghanistan, allo scopo di prendere il controllo delle roccaforti talebane e consegnarle alle forze di sicurezza afgane prima del graduale ritiro delle truppe Usa, in programma a partire dal 2011. Tra gli obiettivi più immediati ci sono quello di assestare un duro colpo all’economia degli insorti, che proprio da Marjah gestiscono un intenso e sviluppato traffico di oppio, e quello di rendere più sicura la città di Kandahar, sotto il controllo della coalizione ma sempre a rischio di insurrezioni.
Parlando ieri durante una conferenza stampa al Pentagono, l’ammiraglio Mike Mullen, capo di Stato maggiore unificato americano, ha sottolineato che le forze della coalizione stanno registrando «progressi costanti» nell’operazione in corso nella regione dell’Helmand, malgrado la resistenza opposta dalle milizie talebane, più forte di quella prevista. Mullen ha anche rivelato che i tempi dell’offensiva saranno più lunghi di quanto inizialmente programmato.
Intanto dopo quelli dei giorni scorsi, una nuova ondata di attentati ha investito ieri il Paese: a Lashkar Gah, capoluogo della provincia dell’Helmand, una bicicletta carica di esplosivo ha provocato 8 morti e 16 feriti. Stessa tecnica a Khost, dove sono rimaste ferite 3 persone. Una bomba detonata nella provincia orientale di Nangarhar ha invece ucciso 2 persone e ne ha ferite altrettante. Infine a Zabul un ordigno è esploso al passaggio di un convoglio di truppe della Romania (parte del contingente Isaf), ferendo 3 soldati.
Il presidente Hamid Karzai ha condannato gli attentati in un comunicato: «Questi atti terroristici hanno causato la morte e il ferimento di molti nostri connazionali. Chi ha perpetrato questi crimini e quelli che hanno fornito loro i mezzi per realizzare questi atti disumani sono nemici della religione e del popolo afgano».
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







