Alla Camera il decreto sui rifiuti e l’Abruzzo
EMERGENZE. A L’Aquila i poteri passano al presidente della Regione. In Campania la gestione passa alle Province. «Nuove strutture parallele», denuncia Bratti, deputato Pd.
Il testo di conversione in legge del decreto rifiuti e d’avvio della fase post-emergenza in Abruzzo è appena arrivato alla Camera, in commissione Ambiente. Dopo l’approvazione del nove febbraio scorso da parte del Senato. Che ha inserito al suo interno diversi articoli bis. Disposizioni urgenti, decise dalla Presidenza del Consiglio e da vari emendamenti di Palazzo Madama. Come il potenziamento della Protezione civile, l’attività del soccorso alpino, la Croce rossa, i vigili del fuoco. Ma anche il numero dei membri del governo, il nuovo Piano carceri, le risorse per le aree alluvionate e la nomina di altri commissari straordinari.
E probabilmente sarà questo il testo che passerà. «Deve diventare legge entro il 28 febbraio. I tempi sono strettissimi. I nostri emendamenti probabilmente non saranno neanche discussi. Perché presumo che il governo porrà la fiducia», spiega Alessandro Bratti, deputato del Pd in commissione Ambiente. Anche Ermete Realacci, responsabile green economy del Pd ha mostrato le sue perplessità. Prima fra tutte la «materiale impossibilità di apportare modifiche». Il testo prevede che dal primo febbraio 2010 il presidente della Regione Abruzzo, assuma le funzioni dell’attuale commissario delegato. Con possibilità di nominare a sua volta altri sub-commissari. Mentre la Protezione civile dovrà solo terminare il Piano case.
Per quanto riguarda i rifiuti, dopo 16 anni il governo chiude l’emergenza in Campania. Due nuove strutture della Protezione civile si occuperanno tra l’altro di saldare i debiti del commissariato, con contabilità speciali garantite dalla presidenza del Consiglio. I militari resteranno a salvaguardia delle aree di interesse strategico con l’impiego di 250 unità delle Forze armate. Per l’inceneritore di Acerra vengono previste risorse per 355 milioni dai Fondi per le aree sottoutilizzate. Entro il 31 dicembre del 2011 con decreto della Presidenza del consiglio dei ministri verrà deciso come e a chi trasferire la proprietà dell’impianto, attualmente gestito dalla Protezione civile. Se questo non dovesse avvenire entro il 31 gennaio 2012 resterà definitivamente nelle mani del dipartimento guidato da Bertolaso.
«Dei quattro termovalorizzatori progettati inizialmente non si capisce cosa vogliano fare e secondo Bertolaso la Campania ha due anni di autonomia, grazie alle discariche - continua Bratti -. Per l’unico in funzione, Acerra, era stato detto che era a posto ma ci sono circa sette mesi di ritardo, solo per il collaudo. Anche sui costi e la gestione ci sarebbe molto da dire. Perché Bertolaso in Commissione bicamerale aveva detto che la proprietà del termovalorizzatore sarebbe passata alla Regione. Ma oggi nel decreto lasciano aperte varie opzioni: acquisto da parte della Protezione civile o dei privati. Inoltre il problema ecoballe resta irrisolto. Nella regione ne restano da smaltire 5,8 milioni già prodotte. E tuttora nessuno sa come fare», conclude il deputato Pd.
Non essendoci impianti di compostaggio operativi in Campania fino al 31 dicembre 2011 tutti gli impianti italiani possono aumentare la loro capacità dell’8 per cento. Un’apertura al ritorno del trattamento dei rifiuti campani in altre zone d’Italia. Anche con questo decreto viene dato il via libera a «strutture parallele - prosegue Bratti -. Si nominano altri commissari straordinari per il rischio idrogeologico. Una parte preoccupante perché, anche in questo caso, si prevede che l’operatività venga consegnata nelle mani di strutture fuori da ogni controllo. Un rischio concreto messo nero su bianco. Una degenerazione della democrazia».
La raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, sarà di competenza esclusiva delle Province, con il rischio di azzeramento dell’attività svolta in questi anni dai Comuni virtuosi. Come la gestione e la riscossione della tariffa sulla nettezza urbana. «Una commistione che genera solo disastri. Prendiamo gli Ato siciliani, società pubbliche che avevano proprio queste funzioni: hanno accumulato un miliardo di debiti».
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







