Approvato il Barroso II. Tra le novità il commissario al Clima
UE. Il Parlamento di Strasburgo avalla i 27 dell’esecutivo scelti dal conservatore portoghese. I Verdi votano contro, ma la nomina della danese Connie Hedegaard per combattere il global warming convince. Gli ambientalisti collaboreranno.
Non suscita grandi emozioni il discorso del presidente della Commissione europea, Manuel Barroso, dopo aver incassato l’approvazione del suo nuovo gabinetto dal Parlamento europeo a Strasburgo. Crisi economica, emergenza climatica, e profonda convinzione nella moneta unica sono stati i cardini principali dell’audizione del presidente. Il leader ha auspicato che l’Europa parli «con una voce sola» nelle istituzioni internazionali, e sia unita nel combattere la crisi, ma il suo è stato un discorso incentrato soprattutto sulla difesa dell’euro, definito «uno dei principali successi della storia della Ue».
Anche stavolta, come per la sua precedente nomina, Barroso ha incassato l’appoggio di una fragorosa maggioranza. L’assemblea riunita in sessione plenaria a Strasburgo, trasmessa anche a Bruxelles, ha approvato la Commissione Barroso II con 488 voti favorevoli, 137 voti contrari e 72 astensioni (riconducibili al gruppo dei Conservatori e riformisti europei). Nel nuovo esecutivo Ue, dei 27 commissari 9 sono donne contro le 8 della Commissione uscente, 13 sono conservatori, 8 liberali e 6 socialisti.
A votargli contro il gruppo dei Verdi, il cui presidente Daniel Cohn-Bendit, che non ha mai nascosto l’ostilità politica contro l’ex leader del partito popolare portoghese, ha però usato ieri toni meno duri del solito contro colui che viene definito dagli ambientalisti il presidente pro nucleare, pro Ogm e pro lobby delle industrie inquinanti. Senza dimenticare anche che lo stesso Barroso dai microfoni della radio francese Euro1 affondò l’impegno europeo per l’obiettivo di riduzione del 30 per cento delle emissioni dell’Ue, entro il 2020, durante la conferenza sul clima di Copenaghen, asserendo che non aveva senso un eccesso di zelo del Vecchio continente se il resto del potenze economiche (Usa e Cina) non avrebbero fatto altrettanto.
Ieri però nel suo discorso il presidente della Commissione ha fatto riferimento all’importanza del processo sul clima del dopo Copenaghen e a questo proposito è stata nominato un nuovo commissario, ad hoc, sulle questioni legate al global warming, L’incarico è stato affidato alla danese Connie Hedegaard, già ministro del clima nel suo Paese. Se la nuova Commissione «sarà all’altezza dei nostri sogni, diremo che ci siamo sbagliati», ha detto il leder di Europe écologie, offrendo la sua collaborazione.
«Crediamo che Connie sia molto preparata - spiega Monica Frassoni, portavoce dei Verdi europei - ma sottrarre il clima dalla commissione all’Ambiente potrebbe rivelarsi pericoloso». Il commissario all’Ambiente, da ieri è lo sloveno Janez Potocnik, uomo che secondo la Frassoni «non ha alcuna preparazione in materia. Scorporare i due gabinetti per Barroso significa poter mettere nella Direzione generale della commissione clima anche uomini d’industria oltre che del mondo dell’ambiente e dell’energia». Ma molto dipenderà dal decisionismo della neocommissaria Hedegaard.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







