Autogol del Pdl, documenti non in regola per correre nel Lazio
ELEZIONI. La lista del Popolo delle Libertà non è stata accettata dal Tribunale di Roma perché la pratica è arrivata in ritardo. Pronto il ricorso del partito del premier. Ma per il momento cade l’architrave della candidata Renata Polverini.
A Roma è accaduto ieri un fatto curioso. Come in tutta Italia, scadevano anche nel Lazio i termini per la presentazione delle liste per le elezioni regionali del prossimo 28 e 29 marzo. Quando è toccato ai militanti del Pdl consegnare i documenti del caso, i funzionari del Tribunale si sono accorti che ne mancavano alcuni. Gli esponenti del partito del premier si sono precipitati a cercarli, ma quando sono tornati in Tribunale la scadenza fissata alle 12 era già passata da parecchi minuti. Da qui il rifiuto dei funzionari addetti ad accettare gli incartamenti del Pdl. La conseguenza pratica (e divertente) di questo incidente è che il Pdl è per ora escluso dalla competizione elettorale nel Lazio. Un bel ceffone per le armate e i candidati di quel partito che potrebbero non essere in grado di appoggiare la candidata del centrodestra Renata Polverini.
Tutto il peso della contesa elettorale della destra rischia di poggiare perciò sulla lista di quest’ultima, pensata all’inizio - pure nelle candidature - come assemblaggio di supporter (un qualcosa in più) piuttosto che come nucleo nevralgico di chi vorrebbe conquistare il palazzo della Regione di via Cristoforo Colombo. Molto contenti, almeno per ora, sono invece i peones della Lista Polverini. Rischiano infatti di essere eletti in tanti, se restassero senza la concorrenza dei candidati del Pdl: per loro, si tratterebbe di un miracolo imprevisto. Un elettore di centrodestra abituato a mettere la crocetta sul simbolo del Pdl avrebbe come alternativa quella di votare o per loro o per i candidati della Destra, a meno di spostarsi un po’ al centro cercando il simbolo dell’Udc di Pier Ferdinando Casini che nel Lazio ha scelto di appoggiare la Polverini. I dirigenti laziali del Pdl hanno ovviamente presentato immediato ricorso contro la decisione del Tribunale e si dicono fiduciosi sul suo esito.
Interrogati da alcuni cronisti sulla loro sbadataggine, se la sono presa con un gruppo di militanti radicali e comunisti della Federazione della sinistra che avrebbe ostacolato il loro accesso per tempo al palazzo di giustizia. Per avvalorare questa tesi, il Pdl ha anche presentato un esposto ai carabinieri. Ma c’è un’altra versione dei fatti: quando Alfredo Milioni, rappresentante ufficiale del Pdl, ha fatto ritorno dai funzionari preposto all’accettazione delle liste erano ormai le 12:45 e perfino le forze dell’ordine che controllavano la regolare procedura da espletare hanno dovuto convincere il disattento militante pidiellino a non insistere a forzare l’ingresso. Vedremo come andrà a finire e chi avrà ragione. Dal fronte del centrosinistra arriva intanto una buona notizia. Dopo 111 ore, Emma Bonino ha deciso di sospendere lo sciopero della fame e della sete che aveva intrapreso per protestare contro «un processo elettorale illegale». La candidata del centrosinistra nel Lazio ci tiene però a precisare: «Continuerò la battaglia con tutte le mie forze, con altri strumenti e altri metodi legali a mia e a nostra disposizione».
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






