Calabria, è emergenza

Vincenzo Mulè
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DISSESTO. In un territorio dal precario equilibrio idrogeologico continuano a moltiplicarsi le frane. E il costone che si è staccato dalla collina a Maierato fa ancora paura. Loiero: «Sta crollando l’intera regione». Chiesto lo stato di calamità.

Dopo San Fratello, Maierato. Dalla Sicilia alla Calabria, il fronte franoso conseguenza delle abbondanti piogge di questi giorni continua ad allargarsi. Ad oggi, rimane poco dei due piccoli centri, travolti dal fango e dall’incuria dell’uomo. In Calabria, tonnellate e tonnellate di terra coprono quella che fino a ieri era una vallata. Lo spettacolo è impressionante. Il costone che si è staccato dalla collina a Maierato ha lambito decine di abitazioni, mettendo a rischio anche gli edifici che si trovano alla sommità e che potrebbero scivolare a valle nel caso in cui la frana riprendesse a muoversi. Un rischio che appare concreto, visto oltretutto che sulla zona da stamane ha ripreso a piovere con una certa insistenza.
 
La frana ha un fronte di un paio di chilometri ed ha travolto strade e acquedotto, lasciando il paese completamente privo di acqua. Il presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero, segue da vicino gli sviluppi della frana: «Con Maierato sta franando l’intera Calabria». Ieri Loiero ha dichiarato lo stato di calamità naturale, chiedendo un immediato coinvolgimento del governo. «Se non si mette mano alla salvaguardia del territorio con risorse adeguate - afferma Loiero - non si conteranno più le calamità a cui si dovrà fare fronte.
 
Basterebbe occuparsi di queste catastrofi naturali piuttosto che del Ponte sullo Stretto. Proprio per non avallare tale politica siamo usciti dalla società Ponte sullo Stretto avviando le procedure di vendita delle azioni in possesso dalla Regione». A rincarare la dose, il presidente dei Verdi Angelo Bonelli: «Non sono bastati i 35 morti della frana del messinese, nello scorso ottobre, a far comprendere che il dissesto idrogeologico è una priorità dell’Italia e che serve un piano straordinario per la messa in sicurezza del territorio che utilizzi le risorse destinate al Ponte».
 
Ieri l’assessore regionale all’Ambiente, Silvio Greco, ha sorvolato in elicottero la zona colpita dalla frana: «Siamo molto preoccupati. La montagna continua a franare e il fenomeno non interessa solo quest’area che pure è vasta come dieci campi di calcio messi insieme». Non lascia speranze per un ritorno alla normalità Pietro De Paolo, presidente dell’Ordine nazionale dei geologi, secondo il quale è meglio «non provare a ricostruire né tornare ad abitare in territori di frana come quelli di Maierato e San Fratello.
 
Queste zone sono soltanto da abbandonare e evacuare definitivamente». Secondo De Paola, «la colpa di questi episodi è dell’uomo che ha costruito in queste zone. In determinati territori o non si costruisce o lo si fa con vincoli rigidissimi». Il Wwf ha redatto il bilancio di una settimana di piogge e di smottamenti, contando 200 frane segnalate in Calabria e alcune decine di milioni di euro i danni stimati. Secondo gli ambientalisti le risposte dello Stato alle emergenze calabresi e siciliane «ancora una volta appaiono inadeguate. All’indomani degli episodi gravi di smottamenti in Sicilia infatti continuano i lavori per ‘approvazione del piano casa della Regione, che ha appena decretato lo stato di calamità per gran parte della provincia di Messina».
 
L’emendamento proposto consentirà in Sicilia aumenti di cubatura, «portando a un nuovo sacco edilizio in Sicilia». Negli ultimi 90 anni, in Italia, si sono registrate oltre 5mila grandi alluvioni e 12mila frane: in media, un episodio ogni giorno e mezzo. In soli cinquant’anni i fenomeni naturali hanno provocato circa 3.500 morti, mediamente 7 al mese. I dati emergono da un dossier curato dall’Associazione nazionale bonifiche e irrigazioni (Anbi), che ha presentato un piano pluriennale di riduzione del rischio idrogeologico «immediatamente cantierabile e che richiede un investimento complessivo di 4.183 milioni di euro» come sottolineato dal presidente Massimo Gargano. Un investimento consistente, ma che è appena un quinto della spesa sostenuta per tamponare i danni delle catastrofi idrogeologiche verificatesi nel decennio 1994-2004.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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