Condizioni di lavoro impossibili. Dipendenti giudiziari in sciopero
PROTESTA. Cancellieri, impiegati, segretari. Persone che, in condizioni disastrose e regolarmente sotto organico, mandano avanti i processi nelle aule dei tribunali. Oggi incrociano le braccia e scendono in piazza a Roma.
Mentre i precari e gli esternalizzati della Sanità laziale scioperano in presidio di fronte la giunta regionale, assieme ai lavoratori socialmente utili e ai lavoratori di pubblica utilità (Lsu e Lpu), davanti a tutte le corti d’Appello d’Italia altri lavoratori incrociano le braccia, in uno sciopero nazionale proclamato dai sindacati Rdb, P.I., FpCgil, Uilpa e Flp. Si tratta dei dipendenti giudiziari, le persone che quotidianamente, in condizioni spesso disastrose e sempre sotto organico, mandano avanti il lavoro nelle aule dei processi: cancellieri, semplici impiegati, segretari.
Oltre allo sciopero, una parte consistente di lavoratori partirà in corteo a Roma, da piazza San Marco al ministero della Giustizia. L’agitazione è stata indetta per rivendicare condizioni di lavoro accettabili, nuove assunzioni e il giusto riconoscimento professionale e per protestare contro l’ipotesi di accordo sul contratto integrativo, firmata dalla minoranza delle organizzazioni sindacali, in cui si sancisce un ordinamento che demansiona e mortifica la professionalità dei lavoratori giudiziari.
«Torniamo a scioperare perché l’unica risposta venuta dall’Amministrazione riguardo i tanti i problemi che affliggono i lavoratori della Giustizia consiste in un ordinamento professionale che, rispolverando figure professionali vecchie di vent’anni, rappresenta soltanto un ritorno al passato», spiega Pina Todisco della Direzione nazionale RdB P.I. «Inoltre l’ipotesi di contratto integrativo è stata approvata da due sole sigle sindacali, che non rappresentano la maggioranza dei lavoratori, portando così un grave attacco alla democrazia nei luoghi di lavoro».
I lavoratori giudiziari attendono da trent’anni un passaggio di livello economico e giuridico, che non è mai arrivato; mentre un’organizzazione moderna avrebbe bisogno di cancellieri, ausiliari e operatori riqualificati anche sul piano formativo e di nuovi informatici e sistemisti. Un vero e proprio ricambio generazionale, con l’assunzione di almeno 10mila persone; di uffici dotati di strumenti idonei; di edifici giudiziari nuovi e della messa a norma dei vecchi, per garantire sicurezza e salubrità sui luoghi di lavoro.
Anche nella Giustizia il sistema delle esternalizzazione ha colpito duramente l’occupazione, per questo i sindacati propongono la reinternalizzazione dei servizi, soprattutto informatici, oggi affidati all’esterno, salvaguardando le professionalità acquisite e soprattutto la segretezza delle informazioni gestite. «Fino ad adesso - conclude la Todisco - abbiamo ricevuto solo tagli di risorse, blocco del turn over e riforme realizzate a costo zero. In questo contesto il processo breve si inserisce con tutte le sue contraddizioni.
Dal punto di vista di chi opera negli uffici giudiziari, con il personale e i mezzi effettivamente a disposizione, il risultato sarà quello di un’amnistia mascherata. Solo una minima parte dei processi verrà portata a compimento: probabilmente quelli di chi ha rubato una mela, mentre chi è accusato di falso in bilancio e avrà avvocati con i fiocchi ne uscirà indenne».
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







