Crisi, l’Europa che sciopera

Susan Dabbous

PROTESTE. Blocco generale in Grecia contro i tagli alla spesa pubblica del governo Papandreu. Anche in Spagna scendono in piazza i sindacati, infuriati per la riforma del sistema pensionistico che sposta a 67 anni l’età per congedarsi dal lavoro.

Di lavorare fino all’età di 67 anni gli spagnoli non ne vogliono sapere. Così come i cittadini greci non hanno intenzione di accettare il congelamento dei propri salari per ripagare un deficit da 12,7 per cento del Pil, triste eredità del precedente governo di centro-destra. Spagna e Grecia, le cui economie in crisi hanno fatto tremare l’eurozona, per far quadrare i conti stanno affrontando una battaglia su un doppio fronte: uno esterno, sforzandosi di dimostrare alle istituzioni comunitarie di poter recuperare, e uno interno, tentando di far mandare giù ai propri cittadini il concetto che d’ora in poi si dovrà stringere la cinghia.
 
E se da un lato i Ventisette hanno già concesso ampia fiducia ai governi socialisti che hanno presentato dei convincenti piani di rientro (per risanare i rispettivi debiti pubblici e rientrare nei limiti europei), dall’altro non si può certo dire che i cittadini greci e spagnoli (i cui salari sono già al di sotto della media europea) abbiano accettato l’idea di lavorare di più per avere meno soldi. Per questo sono scesi in piazza ieri i principali sindacati iberici (rompendo così dopo 6 anni l’idillio col governo di José Luis Rodriguez Zapatero).
 
Le manifestazioni si sono tenute a Madrid, Barcellona, Valencia e Siviglia al grido di «No al rinvio del pensionamento», a poche ore dall’incontro, nella capitale spagnola, tra il governo e la Commissione europea. Scampato lo sciopero generale, quelle di ieri sono state solo delle proteste di avvertimento all’esecutivo affinché riconsideri la proposta di aumentare l’età pensionabile. A uno stadio decisamente più avanzato è invece il conflitto sociale in Grecia, dove oggi uno sciopero generale a livello nazionale, di 24 ore, paralizzerà il Paese intero. Più di 3 milioni di lavoratori del settore pubblico e privato scenderanno in piazza per manifestare in risposta alle misure di austerità annunciate dal governo del neoletto George Papandreu.
 
Anche in questo caso la protesta cade a ridosso di un summit internazionale cruciale: esperti della Commissione, della Banca centrale europea (Bce) e del Fondo monetario internazionale (Fmi) sono arrivati, due giorni fa, ad Atene per valutare l’efficacia del piano di rientro ellenico. Il premier greco, che gode ancora di una grande popolarità rispetto ad un Zapatero ormai caduto in disgrazia, si trova a dover fronteggiare una situazione molto più difficile di quella spagnola, visto il drammatico divario tra ricchi e poveri nel suo Paese.
 
Si stima infatti che in Grecia esista una evasione fiscale pari al 30 per cento del Pil, capitali che il governo vorrebbe far rientrare con un uno scudo fiscale. Alla sanatoria (che prevede una tassazione del 5 per cento delle somme) l’esecutivo non poteva non affiancare però una serie di future misure punitive contro gli evasori (che secondo una proposta di legge potrebbero rischiare fino a 10 anni di galera). Tra popolo inferocito e bacchettate da Bruxelles gli ultimi baluardi socialisti presidiano, con sempre maggiori difficoltà, le estremità opposte del Vecchio Continente.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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