Cucuzza, un caso di delitto di cronaca

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Pino di Maula
IN FONDO. Se un editoriale può essere considerato libero punto di vista di chi scrive e può, per questo, prescindere dalla realtà, la “notizia” dovrebbe invece attenersi scrupolosamente ai fatti. Esserne la sua espressione verbale. Sempre.

Se un fondo, un editoriale può essere considerato libero punto di vista di chi scrive (non necessariamente giornalista) e può, per questo, prescindere dalla realtà, la “notizia” dovrebbe invece attenersi scrupolosamente ai fatti. Esserne la sua espressione verbale. Non a caso, per darne conto, il cronista agisce nel rispetto di normative che regolano la sua professione alla quale, in genere, si accede solo dopo aver studiato e lavorato al fianco di colleghi più esperti.
 
Questa la legge, questa la consuetudine prevista dal legislatore per confortare il lettore quando si reca in edicola pensando di accedere a un bene pubblico che non lo costringe al frutto naturale delle chiacchiere da bar: il dubbio. Seppur, magari, critico e incerto sull’interpretazione data a quell’evento, il lettore sa di non dover verificare ciò che legge così come per bere un sorso d’acqua non deve prima industriarsi con analisi microbiologiche sul rubinetto di casa.
 

Così è. O perlomeno così, stabilisce l’ordine dei giornalisti, dovrebbe essere. Ma cosa succede allora quando un autorevole settimanale, autoproclamatosi progressista, racconta un falso? Come può la vittima di una bufala diffamante difendere la propria immagine al di là della classica querela con richiesta di rettifica?
 

Nulla. Non si può far niente. Si sta male. E si attende una qualche improbabile scusa riparatoria da parte dell’autore del misfatto. È quanto probabilmente starà facendo il popolare conduttore televisivo Michele Cucuzza descritto da L’espresso come un vip-cafone autore di fatti mai commessi.
 
Michele Cucuzza, riporta l’agenzia Ansa, smentisce e chiede infatti la rettifica di un articolo de L’espresso (“Acrobazie automobilistiche - Cortina denuncia Cucuzza”) dove si fa riferimento a presunte violazioni stradali commesse dal giornalista a Cortina, alla falsificazione di un pass per il centro e a un possibile processo davanti ai giudici di Belluno. Tutto falso, dice Cucuzza, che spiega: «Sono sbalordito nell’apprendere - attraverso L’espresso dell’11 febbraio 2010 - di essere addirittura in attesa di processo a Belluno, per essere entrato e uscito, in macchina, nel centro di Cortina, nella zona vietata al traffico. Anzi, secondo il settimanale, mi sarebbe stata inflitta dai vigili urbani una “multa salata” e io avrei persino “falsificato un pass di accesso al centro, fotocopiandolo maldestramente e intestandolo a una persona inesistente”. Inoltre, avrei messo il falso pass sul parabrezza accanto all’adesivo di RaiUno».
 
«Cado davvero dalle nuvole: nessun vigile di Cortina - prosegue Cucuzza - mi ha mai fermato per contestarmi alcunché, naturalmente non ho mai falsificato alcun pass, che non ho ovviamente potuto esporre sul parabrezza della mia macchina, dove - guarda caso - non ho mai messo l’adesivo di RaiUno. Inoltre, non ho mai ricevuto, né a casa né in Rai, alcuna convocazione per alcun processo, né a Belluno né altrove. Tutto questo - leggo - sarebbe avvenuto “di recente”: in realtà sono stato a Cortina, l’ultima volta, nell’agosto 2008. Confido nella disponibilità dei colleghi de L’espresso a voler rettificare quanto erroneamente contenuto nell’articolo». 
 
Fin qui la cronaca dei fatti. Un fatto come un’altro. Uno dei tanti delitti della cronaca perpetrato dalla stampa “taroccata” di sinistra che deve insinuare il sospetto nel lettore per  coprire un, oramai, imbarazzante deficit teorico e ideale,  nonché un sempre più patologico vuoto interno da sempre egemone in quei clan. Tutto ciò che un tempo si sarebbe definito “mors tua vita mea”  viene allegramente distribuito ovunque si manifesti un’identità. Una qualsiasi, fatta magari solo di generosa e consolidata professionalità. 
 
Così è, laddove il potere si è radicato in terreni avvelenati dall’odio. È il potere del nulla. Altro che libera informazione. È l’ideale per alimentare l’odio. E bloccare così qualsiasi movimento intellettuale, scientifico, sociale o politico.  Per non dire di quello sessuale. Decisamente insopportabile. Lì basta aver il sospetto, nell’arte come nella vita di un qualche privato cittadino, di una possibile futura primavera per scatenarsi. 
 
E nel determinare il più rigido dei blocchi stradali. Ma questa è un’altra storia. Questa, in fondo, è solo la mia opinione.