Dieci suicidi nel 2010. E il Dap corre ai ripari

Dina Galano

CARCERE. Superata la soglia dei 66mila reclusi. Aperto un tavolo con le organizzazioni. Coinvolti i volontari.

Due in un solo giorno. Aumenta così drammaticamente il bilancio dei suicidi verificatisi negli istituti di pena: dall’inizio dell’anno se ne contano dieci, con un andamento ancora più ritmato rispetto ai livelli, già da record, toccati nel 2009. I due detenuti si sono tolti la vita a poco tempo dalla carcerazione. Il primo, un cittadino tunisino, nel penitenziario di Padova. A poche ora di distanza, un italiano nell’istituto marchigiano di Fermo.
 
Storie diverse accomunate, però, da una reclusione sofferta ben oltre i limiti della pena. Vincenzo B. si è ucciso con una corda al collo, in seguito alla revoca dell’affidamento in prova a una comunità di accoglienza dove era stato inserito perché tossicodipendente. Anche il suo arresto, d’altronde, sembra essere legato esclusivamente al possesso e consumo di sostanze illegali, un reato che a oggi determina il 30 per cento del totale delle presenze nelle carceri italiane.
 
Anche Walid era stato trasferito da poco più di un mese dal penitenziario di Trento a quello veneto “Due Palazzi” , già noto per le condizioni - non solo numeriche - al limite della tollerabilità. Come dimostrano autorevoli statistiche, il trasferimento d’istituto spesso segna indelebilmente la storia carceraria della persona, aggravando le più note difficoltà legate al sovraffollamento che, secondo i dati ufficiali trasmessi ieri, ha superato anche la soglia limite delle 66mila presenze. Eugenio Sarno, segretario generale della Uil Penitenziari non vuole smorzare i toni della critica: «Padova non è quell’eden penitenziario di cui si favoleggia.
 
E questo suicidio è la più spietata delle denunce sulle vere condizioni di reclusione, che ho denunciato al termine della mia visita effettuata nel novembre 2008». Se servono «trasparenza e comunicazione», è anche vero che la proposta di legge di istituire un’anagrafe delle carceri sembra non piacere alla politica. Lo strumento di conoscenza, fruibile anche dal comune cittadino, su ciò che avviene dentro le mura era contenuto in un punto della mozione parlamentare recentemente presentata dai Radicali e bocciato con il voto contrario di maggioranza e di opposizione.
 
«Non possiamo non rimettere al capo del Dap, Ionta, ma allo stesso ministro Alfano - aggiunge il sindacato Uil - l’opportunità di ritirare le disposizioni per cui il personale penitenziario non può fornire alcuna notizia all’esterno». Ancora non è chiaro se il nodo della trasparenza sia stato affrontato nella riunione che ieri ha visto a confronto rappresentanti delle organizzazioni che monitorano il mondo penitenziario e il direttore generale dei detenuti e del trattamento del Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria, Sebastiano Ardita.
 
Nelle stanze romane del Dap, per la terza volta in questo mandato, la questione suicidi è stata oggetto di colloqui a porte chiuse con le associazioni, tra cui la Conferenza nazionale volontariato giustizia,  Antigone e Ristretti Orizzonti, a dimostrazione che l’amministrazione cerca di far fronte all’emergenza facendo diretto affidamento sugli 8.000 volontari che, quotidianamente presenti all’interno delle carceri, sembrano l’unica, ed economica, risorsa realmente a disposizione.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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