E' il Ciancimino show

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Nello Trocchia
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MAFIA. Al processo contro l’ex generale dei carabinieri Mario Mori e il colonnello Mauro Obinu per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra, il figlio del defunto sindaco mafioso di Palermo continua ad accusare Berlusconi

Il processo è quello in corso a Palermo contro l’ex generale dei Ros e ex capo dei servizi segreti Mario Mori e il colonnello Mauro Obinu, accusati di favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra per il mancato arresto di Bernardo Provenzano nel 1995. Ma il protagonista è ancora una volta Massimo Ciancimino, figlio di Don Vito, sindaco mafioso di Palermo morto nel 2002. Ciancimino jr continua la sua deposizione e non mancano dichiarazioni da prima pagina. Interrogato dal pm Ingroia, spiega:«La nascita di Forza Italia fu frutto della trattativa tra Stato e mafia».
 
Una trattativa nata dopo le stragi di mafia del 1992 quando la strategia sanguinaria di Totò Riina insanguinò prima la Sicilia e poi l’intera penisola, con gli attentati del 1993 a Firenze, Roma e Milano. Al centro di questa trattativa Ciancimino padre come referente della mafia e interlocutore dei carabinieri e di pezzi dello Stato. «Lo stesso Berlusconi non come soggetto, ma come politico – dichiara Ciancimino - era il frutto di questi accordi».
 
Il figlio di Don Vito racconta che nel 1994 Bernardo Provenzano gli fece avere tramite il suo entourage una lettera destinata a Marcello Dell’Utri, sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa e già condannato in primo grado, e a Silvio Berlusconi. «Io la portai subito a mio padre, che all’epoca era in carcere: lui mi disse – rivela Ciancimino - che con quella lettera si voleva richiamare Berlusconi e Dell’Utri, perché ritornassero nei ranghi». Insomma, i patti andavano rispettati. Il pm Ingroia chiede a Ciancimino junior di spiegare il contenuto della missiva: «La parte iniziale riguardava il contributo di evitare un triste evento e si riferiva ad un atto intimidatorio il cui soggetto era il figlio di Berlusconi. Atto intimidatorio intesto come progetto di eliminazione fisica».
 
Così inizia la lettera che Provenzano avrebbe scritto e depositata agli atti dalla procura: «Intendo portare il mio contributo - si legge nel  pizzino - che non sarà di poco conto perché questo triste evento non si verifichi. Sono convinto che Berlusconi potrà mettere a disposizione le sue reti televisive».
 
Insomma la mafia richiama agli ordini Dell’Utri e Berlusconi e li invitava a rispettare i patti mettendo a disposizione una rete televisiva altrimenti ci sarebbe stato un luttuoso evento. Come tutte le dichiarazioni di Ciancimino junior sono de relato, ovvero ne è a conoscenza per i racconti che gli fece il padre. Ciancimino ha anche presentato una nuova lettera, ignota all’accusa e alla difesa, presente nell’archivio del padre, carte che ha gelosamente custodito. La lettera sarebbe stata scritta dal padre successivamente alla missiva a firma dei corleonesi. Don Vito avrebbe invitato Berlusconi a rispettare i patti «Se passa molto tempo e ancora non sarò indiziato del reato di ingiuria sarò costretto a uscire dal mio riserbo che dura da anni».
 
La difesa del generale Mori si era opposta all’acquisizione della lettera, ma Mario Fontana (giudici a latere Wilma Mazara e Annalisa Tesoriere), presidente della quarta sezione penale del Tribunale, ha ammesso l’atto. La pubblica accusa ha chiesto l’esame dell’ex ministro della giustizia Claudio Martelli e dell’ex direttore degli affari penali del ministero Liliana Ferraro. L’ex politico e il magistrato dovranno riferire sui rapporti tra i carabinieri del Ros e l’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino. Prossima udienza prevista il 2 marzo per il controesame di Ciancimino da parte della difesa.
 
Insomma alla fine un’altra giornata di dichiarazioni choc. Il ministro della giustizia Alfano ha commentato:«C’è un piano contro il governo che ha fatto il contrario di quello scritto nel papello». Dell’Utri ha minacciato una nuova querela:«Siamo nella pura invenzione che sfiora la pazzia». Intanto Ciancimino fa sapere che gli sono arrivate nuove minacce:«L’ultima sul parabrezza dell’auto blindata a Bologna dove c’era una lettera minatoria in cui si diceva che nessuno, neppure i magistrati di Palermo con cui sto collaborando, sarebbero riusciti a salvarmi”. Di lettera in lettera, in attesa della verità.