Emergenza Bertolaso
INCHIESTA. Ieri i primi interrogatori per i quattro arrestati nell’inchiesta sui lavori pubblici alla Maddalena per il G8.
A L’Aquila, Gianni Letta difende l’operato del numero uno della Protezione Civile: «Non ha tradito la nostra fiducia».
Non è finita. Le carte delle indagini sugli appalti sui grandi eventi sembrano presagire l’apertura di nuovi fronti eccellenti. Non solo Bertolaso, dunque. Nell’ordinanza di custodia cautelare il giudice per le indagini preliminari scrive che l’«insidiosità» del sistema messo in piedi dagli arrestati si comprende anche «dal coinvolgimento a vario titolo, e in gran parte ancora da definire nei suoi contorni, di personaggi di grossa levatura istituzionale». Due giorni dopo le perquisizioni, gli arresti e gli avvisi di garanzia, i magistrati fiorentini continuano ad analizzare la gran mole di documentazione sequestrata. A oggi sono 28 gli indagati nell’inchiesta. Il procuratore capo Giuseppe Quattrocchi, chiuso nel suo ufficio, non risponde alle dure critiche mosse dal premier Silvio Berlusconi che, commentando l’inchiesta, aveva detto: «I pm si vergognino». «Berlusconi dica le sue cose. Faccio il mio lavoro e non rispondo a nessuno».
Intervenendo a L’Aquila in occasione della consegna di un premio, anche Gianni Letta ha usato parole di stima per il numero uno della Protezione Civile: «è una persona straordinaria e non credo abbia tradito la nostra fiducia. A lui mi piace mandare un pensiero di solidarietà e di affetto».
Bertolaso, intanto, in un’intervista al Corriere della Sera ha ribadito che in ogni caso resterà al suo posto «anche per dimostrare - dice - che non ho tradito la fiducia di chicchessia». Il sottosegretario della Presidenza del Consiglio è tornato poi sulla vicenda degli imprenditori Angelo Balducci e Diego Anemone, intercettati subito dopo il terremoto in Abruzzo mentre si rallegravano a vicenda all’idea dei nuovi possibili affari. «Tutti abbiamo sentito un brivido di orrore - ha detto Letta - rispetto a quelle brutte persone che stavano a lucrare qualcosa sulla disgrazia dell’Aquila. Nessuna di quelle persone, nessuna di quelle imprese, ha messo mai piede a l’Aquila né ha avuto un euro di lavori nella prima fase e né l’avrà nella seconda».
Intanto, ieri, nel carcere romano di Regina Coeli sono iniziati gli interrogatori dell’imprenditore Diego Anemone, Angelo Balducci, presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, e del funzionario Mauro Della Giovampaola arrestati per presunte corruzioni in ambito della gestione dei grandi eventi. Gli interrogatori sono iniziati in ritardo rispetto all’orario fissato a causa del maltempo che ha bloccato il gip del Tribunale di Firenze, Rosario Lupo. Il quarto arrestato nell’inchiesta, Fabio De Santis, funzionario del Dipartimento Sviluppo, interrogato con rogatoria a Milano, si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti al gip Vincenzo Tutinelli. In un primo momento, il suo avvocato Roberto Borgogno, aveva annunciato la volontà del suo assistito di rispondere alle domande del gip. Gli atti dell’inchiesta, una quarantina di faldoni, sono stati trasmessi alla procura di Perugia, competente in quanto uno degli indagati è il procuratore aggiunto di Roma Achille Toro, accusato di rivelazione di segreto d’ufficio. I pm del capoluogo umbro, quelli di Roma e di Firenze stanno comunque valutando come dividersi i vari tronconi d’indagine.
Sul fronte politico, il segretario del Pd Pier Luigi Bersani sottolinea che nel caso di Bertolaso eventuali responsabilità personali saranno stabilite dalla magistratura ma che esista un «andazzo non accettabile», legato proprio alla discrezionalità delle procedure che «danno luogo a rischi enormi e il governo sta proponendo in questi giorni in Parlamento di triplicare queste procedure. È un’assurdità, noi ci batteremo contro. Bisogna che la maggioranza rifletta: non possiamo buttarci in un pozzo. Non possiamo chiamare emergenza i campionati di nuoto piuttosto che il piano carceri». Commentando le dichiarazioni del premier, che ha definito l’operato dei magistrati vergognoso, Bersani ha aggiunto: «Bisogna tirar le somme, credo che queste frasi di Berlusconi siano totalmente fuori luogo».
Più duro il presidente nazionale dei verdi Angelo Bonelli, secondo il quale le dimissioni del sottosegretario Guido Bertolaso non solo non andavano respinte ma andavano pretese. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi - si legge in una nota - con le sue affermazioni ed il suo attacco alla magistratura, dimostra ancora una volta di non avere senso dello Stato. La questione morale è diventata ormai un’emergenza che va affrontata con una massiccia dose di trasparenza - ha concluso Bonelli -. Per questo il provvedimento che istituisce la Protezione civile spa va fermato immediatamente, altrimenti lavoreremo affinché ci sia una lenzuolata di referendum per fermare un mostro e per riportare la legalità nel Paese».
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







