Finca Vigía e il mare dei Caraibi, i luoghi ideali per vivere e scrivere

Aldo Garzia
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MEMORIA. Dalla fine degli anni Trenta al 1960 la residenza ufficiale di Ernest Hemingway era a Cuba. Prima in un anonimo hotel e poi in una villa acquistata con i diritti d’autore di "Per chi suona la campana". Proprio in quest’isola apprese di aver vinto il Nobel per la Letteratura nel 1954. "Il vecchio e il mare" è il racconto che più di altri raffigura gli anni cubani di un grande scrittore e reporter che quando decise di suicidarsi nel 1961 lo fece lontano dalla località che aveva amato più di ogni altra.

Alto oltre un metro e ottanta, bello, affascinante, con la fama di girovago bohémien con il taccuino da reporter sempre in tasca per raccontare la Prima guerra mondiale, la Guerra civile spagnola, il conflitto tra Cina e Giappone e poi ancora la Seconda guerra mondiale. Capace di andare in Africa per dare la caccia ai leoni ma di vivere nel mare dei Caraibi. L’autore di Il vecchio e il mare aveva la fama anche del grande amatore, come dimostrano i quattro matrimoni (Hadley Richardson, Pauline Pfeiffer, Martha Gellhorn, Mary Welsh) e la scia di amanti vere o presunte che desideravano andare a vivere con lui nella bella residenza di Finca Vigía, nel paesino di San Francisco de Paula, a pochi chilometri da L’Avana, dove lui ha mantenuto la sua residenza ufficiale dal 1940 al 1961. La prima volta di Ernest Hemingway (1899-1961) a Cuba è datata 1° aprile 1928. Da un anno abitava a Key West, nei pressi di Miami, dall’altra parte del Golfo della Florida.
 
Lo ha condotto sull’isola caraibica il vaporetto inglese Orita. Una sosta di poche ore gli ha permesso di passeggiare nella vecchia Avana. Le luci dell’alba rischiaravano il quartiere del porto fatto di vicoli e minuscoli bar. Dopo la breve perlustrazione, lo scrittore ripartì per una battuta di pesca nel mare dei Caraibi. Dev’essere stato colpo di fulmine, amore a prima vista. Nel 1932 Hemingway compie un altro viaggio cubano a caccia di pescespada. Nel 1936 sceglie di risiedere saltuariamente nell’Hotel Ambos Mundos in Calle Obispo, nel cuore pulsante della vecchia Avana. Nel 1939 diventa inquilino in affitto della magnifica villa Finca Vigía, situata a pochi chilometri dalla capitale cubana, nel paesino di San Francisco de Paula. Un anno dopo acquista villa e relativa tenuta di cinque ettari grazie alla provvidenziale mediazione tra Martha Gellhorn, la terza moglie che sposa il 21 novembre di quell’anno, e il proprietario francese Joseph D’Orn Duchamp de Chastaigne.
 
Per concludere la trattativa, Hemingway usa i 18.500 dollari incassati con Per chi suona la campana, il romanzo scritto all’Hotel Ambos Mundos di ritorno dalla Guerra civile spagnola. L’amore tra Ernest Hemingway e Marta Gellhorn termina alla fine del 1945. I testimoni dell’epoca parlano di una relazione burrascosa. Lei è stanca di un marito girovago e rubacuori che passa poco tempo nella bella tenuta di San Francisco de Paula. Si erano conosciuti in Spagna. Anche lei giornalista e scrittrice, Martha aveva pensato che la residenza di Finca Vigía potesse diventare l’alcova di un amore eterno. Ma con il passare del tempo, quella villa era diven Palaztata per Hemingway niente di più che la tana dove ripararsi dalle intemperie della storia e dedicarsi alla scrittura: un luogo ideale per battere sui tasti di una macchina da scrivere e dare sfogo alla fantasia Dopo un’ennesima lite, Martha Gellhorn abbandona Finca Vigía, Cuba e marito.
 
Dal buco della serratura
L’indirizzo ufficiale di Hemingway è stato per vent’anni anni quello cubano. Nell’isola faceva puntuale ritorno da viaggi, guerre e safari. Il 4 marzo 1946, proprio a L’Avana, lo scrittore sposa Mary Welsh, che gli sarà compagna fedele per il resto della vita. Mary Welsh e Martha Gellhorn saranno le uniche due padrone di casa di Finca Vigía. I biografi, nonostante abbiano rovistato nella vita intima dello scrittore, non hanno fatto affiorare alcun amore cubano. Dal buco della serratura è apparso solo il nome di Adriana Ivancich, un’italiana di sangue blu che scriveva poesie e s’innamorò di Hemingway a Venezia, quando lei aveva appena 19 anni. Lo seguì a Cuba per pochi mesi. In quell’occasione si parlò di scandalo e il New York Times dedicò all’episodio un articolo dal titolo “Hemingway è bigamo”, dove si poteva leggere che lo scrittore chiamava Mary “mother” e Adriana “daughter”.
 
Lo scrittore non si separerà mai da Mary Welsh e nella villa di San Francisco de Paula andranno in visita Ava Gardner, Spencer Tracy, Katherine Hepburn, Gary Cooper, Rocky Marciano, Joris Ivens, JeanPaul Sartre e Simone de Beauvoir. Si racconta che Mary fosse un’ottima cuoca. Zuppe a base di tartaruga e baccalà erano le sue specialità per allietare le cene con gli ospiti. A Finca Vigía, nel 1954, Hemingway apprende la notizia che a Stoccolma gli è stato assegnato il premio Nobel per la Letteratura. Il suo amico Fernando Campoamor organizza una festa nei giardini della fabbrica di birra Hatuey. Hemingway annuncia che donerà la medaglia del Nobel al Santuario della Virgén del Cobre (la Vergine del Rame), la patrona di Cuba (nel Santuario del Cobre, nei pressi di Santiago, si può scorgere ancora oggi la medaglia del Nobel confusa tra altri oggetti votivi). Hemingway, dividendosi tra la villa di Finca Vigía e l’Hotel Ambos Mundos, scrive Il vecchio e il mare e Isole nella corrente, dove fa raccontare la bellezza di Cuba al suo alter ego Thomas Hudson.
 
Il viaggiatore che arriva a L’Avana non può perciò fare a meno di visitare, oltre alla residenza di Finca Vigía, anche quell’Hotel, dal momento che lo scrittore vi conservò sempre una stanza, sempre la solita. La camera d’albergo serviva a smaltire le sbornie notturne, senza avere l’assillo di tornare a casa. Oggi quella camera non si può affittare, ma vi si può sostare per qualche minuto. Turisti e appassionati dello scrittore possono vedere la macchina da scrivere Royal utilizzata per la stesura di Avere e non avere e Acque del Sud. Dalla finestra di quella stanza si possono osservare i tetti della vecchia Avana e uno squarcio di Plaza de Armas, dove aveva sede il Palazzo dei Capitani generali spagnoli ai tempi della colonia. Hemingway abbandona la residenza di Finca Vigía nel luglio 1960.
 
Nulla lascia presagire la morte imminente (si suicida negli Stati Uniti con un colpo di fucile il 2 luglio del 1961). Negli ultimi mesi si sentiva perseguitato dall’Fbi, che forse controllava le sue mosse cubane. Mary Welsh non gli dava granché retta pensando che si trattasse solo di manie depressive. Nel 1983 si è scoperto che Hemingway non vaneggiava. Jeffrey Meyers - uno dei suoi biografi - ha rinvenuto negli archivi dell’Fbi un copioso dossier che conferma le particolari attenzioni nei confronti dello scrittore che abitava a Cuba. Si indagava soprattutto sui rapporti tra Hemingway e la rivoluzione cubana guidata da Fidel Castro (i due s’incontreranno solo una volta nel 1960, nel corso di un torneo di pesca, anche se il leader rivoluzionario aveva dichiarato più volte di considerarlo il suo scrittore preferito).
 
La leggenda di un inedito
Dopo la morte nel 1961, è nata pure la leggenda di un dattiloscritto che Hemingway avrebbe consegnato a un amico cubano poco prima di lasciare l’isola e che non è mai stato rinvenuto. Norberto Fuentes, autore di Hemingway a Cuba (Gamberetti editore, 1996), una biografia ricca di testimonianze sulla vita cubana dello scrittore, avanza l’ipotesi che quel racconto sia stato custodito in un luogo inaccessibile. Forse è stato nascosto in una delle ville del quartiere Miramar, abbandonate nei primi anni Sessanta dai ricchi americani che risiedevano a L’Avana. Ogni volta che si ristrutturano quelle ville, dai pavimenti e dalle intercapedini delle mura escono sorprese fatte di gioielli e dollari lasciati da chi pensava di tornare nel giro di poche settimane. Del misterioso dattiloscritto non c’è ancora traccia. Ma quali furono i reali rapporti tra Cuba e Hemingway? Nel film Memorias del subdesarollo (Memorie del sottosviluppo) del cubano Tomás Gutiérrez Alea una voce fuoricampo, mentre i protagonisti visitano la villa di Hemingway a San Francisco de Paula, irride sul rapporto tra lo scrittore e l’isola: «Hemingway non si è mai occupato di Cuba, non l’ha mai capita e non si è mai curato di capirla…
 
Ha scelto di risiedervi solo perché era un luogo ideale dove scrivere». Il film si burla anche di uno dei camerieri dello scrittore, diventato successivamente inserviente della villa trasformata in Museo: la sua fedeltà al ricordo di Hemingway di fronte alla cinepresa è cieca. Ognuno, però, può scoprire da solo il mistero che legava il premio Nobel a Cuba. Basta inseguirne le orme lungo i sentieri dell’Avana. Dalla collina di Finca Vigía, dove ha sede la casa dello scrittore, ora meta di turisti e appassionati di letteratura, si possono scorgere la corrente del Golfo descritta dallo stesso Hemingway nei suoi libri, il verde lussureggiante del Tropico e i piccoli agglomerati di case che circondano d’assedio L’Avana. Mary Welsh è tornata due volte a Cuba. La prima nell’agosto 1961, poche settimane dopo il suicidio di Hemingway. Decise di donare la villa, dove aveva abitato per diciassette anni, allo Stato cubano perché la trasformasse in Museo. Adempì pure ad alcune formalità del testamento di Hemingway (tra queste, la consegna dello yacht Pilar a Gregorio Fuentes, il fedele marinaio dello scrittore che lo accompagnava nelle battute di pesca).
 
Poi raccolse oggetti personali e ricordi, lasciando nella villa una montagna di libri e riviste. Al cospetto dello scrittore cubano Alejo Carpentier, decise di fare un falò di alcune lettere private ricevute da Hemingway (tra queste, quelle di James Joyce, Scott Fitzgerald, Gertrude Stein e Sherwood Anderson). Infine, passò a ritirare il contenuto della cassetta di sicurezza presso la Banca nazionale di Cuba dove c’erano la stesura originale di Isole nella corrente, il dattiloscritto di Il giardino dell’Eden, le pagine inedite di Parigi era una festa e alcuni quadri di notevole valore. È tornata per la seconda volta a Cuba nel 1977. Stava scrivendo un libro di memorie (How it was) e collaborava a un documentario su Hemingway della Metro Goldwyn Mayer diretto da Sidney Pollack. Il Museo di Finca Vigía era stato intanto inaugurato da Fidel Castro nel novembre 1962.
 
Una interessante testimonianza sull’atmosfera che si respirava a Finca Vigía è quella di Fernanda Pivano, contenuta nel suo Hemingway (Rusconi editore, 1985): «Un giorno del 1956 mi ritrovai all’aeroporto Rancho Boyeros dell’Avana… Hemingway mi aveva fatto recapitare un telegramma confermandomi l’invito. In una di quelle notti arrivò dai mari del Perú l’intera troupe de Il vecchio e il mare. Spencer Tracy era ubriaco da far sembrare Hemingway un astemio dalla nascita e subito sollevò Mary da terra e se la installò a cavalcioni sulle spalle mettendosi a correre da una stanza all’altra della Finca… Seduti sui gradini all’ombra della porta della villa parlavamo, parlavamo, parlavamo; senza amarezza, solo con grande melanconia, mentre Mary correva tra il prato e il telefono, sempre carica di fasci di posta che annunciavano arrivi e partenze di amici da ogni parte del mondo.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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