Gene Wilder, identikit di una sagoma

Diego Carmignani
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CINEMA. Wilder è un attore vero, dalle mille pieghe, tecnicamente ineccepibile, con un segreto in tasca: la semplicità.

Con il suo sguardo gentile e disincantato, enigmatico e inevitabilmente comico, Gene Wilder, una delle più autentiche icone della Hollywood a colori, veste, nel nostro immaginario, i panni di un visitatore un po’ casuale, quasi precipitato senza preavviso in ogni pellicola interpretata, un marziano che osserva con occhi candidi, per non dire da tonto, i folli accadimenti dei film di Mel Brooks e Woody Allen o le seducenti curve delle “signora in rosso”. Un uomo qualunque buttato sul set? No, Wilder è un attore vero, dalle mille pieghe, tecnicamente ineccepibile, formatosi all’Actor’s studio e alla Bristol old Vic theatre school e approdato al cinema nel ’68 solo dopo una sontuosa escalation sui palchi di Broadway. Con un segreto in tasca che vale più di un diploma: la semplicità. «Se l’azione o il gesto che stai compiendo è divertente di per sé, non devi calcare la mano recitando in maniera buffa... Sii naturale e il divertimento aumenterà», insegna Wilder.
 
Il principio, preso a prestito da Il circo di Charlie Chaplin, è valido per tutte e 294 le pagine di Baciami come uno sconosciuto - La mia ricerca dell’amore e dell’arte, l’autobiografia a cuore aperto giunta in Italia (in una splendida veste grafica e a cinque anni dalla sua pubblicazione) grazie a una neonata casa editrice che fa della comicità la sua ragione di vita, come ci dice il suo stesso geniale nome: Sagoma editore. Nel testo, Wilder racconta della sua giovinezza nel Wiskonsin, quando ancora si chiamava Jerome Silberman e faceva ridere la madre per alleviarle i malori; del servizio militare presso un ospedale neuropsichiatrico; dei decisivi incontri - e relativa dose di selezionatissimi aneddoti - che hanno costellato la sua carriera (da Mel Brooks a Richard Pryor, da Lee Strasberg a Sidney Poitier); delle città che ha amato e abitato; del suo osservare e imparare famelico da ogni circostanza della vita.
 
Ma il posto d’onore è per le donne che lo hanno accompagnato durante la sua esistenza. Sono loro, sviscerate nella seduta psicanalitica che scorre parallela alla biografia, a rappresentare la cartina di tornasole delle paure, delle ambizioni e dei conflitti che vanno a comporre l’uomo e attore Gene Wilder. Su tutte, la grande Gilda Radner, talento comico del Saturday Night Live, che il nostro sposò nell’85 e stroncata dal cancro nell’89, a 42 anni appena. E una delle coppie più belle del secolo scorso replica un legame indissolubile anche in libreria, visto che, per il suo scintillante esordio, Sagoma editore ha fatto uscire, contemporaneamente a Baciami come uno sconosciuto, anche l’autobiografia della consorte Gilda, Ce n’è sempre una!, con prefazione inedita dell’ormai affermato scrittore Gene Wilder.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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