Giallo nella più antica Chinatown italiana
CINEMA. Giallo a Milano, il film documentario di Basso, affronta il tema dell'integrazione dei cittadini cinesi nel nostro Paese.
Sincero, autoironico ed emozionante. Queste le qualità migliori di Giallo a Milano, il film documentario del regista milanese Sergio Basso, presentato allo scorso Festival del cinema di Torino, da lunedì in programmazione al Nuovo cinema Aquila di Roma e nelle sale delle principali città italiane. Sinologo, laureato in lingue e letterature orientali a Venezia, Basso dal 1996 al 2008 è partito per la Cina ogni due anni, per «mettere il naso fuori dall’Europa - racconta - e ritornare con occhi nuovi alla cultura europea». Ma soprattutto perché dopo aver subito il fascino della lingua cinese è rimasto folgorato dalle arti visive orientali.
«La Cina, dice entusiasta, è un vero e proprio tripudio per un antropologo e uno storico dell’arte». Entusiasta sostenitore di un futuro multiculturale, il giovane regista, diplomato al Centro sperimentale di cinematografia ed ex assistente di Gianni Amelio, ha messo i suoi interessi e la sua passione in questo lavoro, che affronta un argomento “antipatico” per gli italiani: l’integrazione dei cittadini cinesi nel nostro Paese. Una sfida in salita, secondo Basso, visto il distacco della nostra società nei confronti di una popolazione invece fortemente radicata nel territorio e verso cui prevale la paura, conseguenza anche della desolante disinformazione mediatica italiana. Un film inchiesta, quindi, che rifiuta lo spirito da “entomologo, vivisezionatore di insetti” e che offre finalmente l’opportunità a queste persone di esprimere le loro speranze e le loro difficoltà, superando il solito cliché di una comunità chiusa, che non si aprirebbe con facilità all’esterno.
Intento che il regista riesce a realizzare felicemente partendo dai fatti di via Sarpi dell’aprile 2007 a Milano e chiedendosi cosa abbia generato tanto risentimento, passando per i racconti di anziani immigrati e le paure di ragazzi lavoratori e arrivando a emozionarci con le parole di un giovane artista che dice: «Non voglio essere inseguito dalla mia ombra di cinese per tutta la vita. Io sono come un albero, che può fiorire ovunque». Scopriamo con sorpresa degli esseri umani molto più aperti e simili a noi di quanto immaginavamo.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







