Giovani, musulmani e pop
SAGGISTICA. Diciottenni marocchini che adorano i Black Sabbath, rapper della Striscia di Gaza, ragazzi libanesi che citano Bob Marley. Una rivoluzione sotterranea fa tremare (e ballare) il Medio Oriente.
Diciottenni marocchini che adorano i Black Sabbath, rapper della Striscia di Gaza, ragazzi libanesi che citano Bob Marley. Una rivoluzione sotterranea fa tremare (e ballare) il Medio Oriente: la “musica del diavolo”... dove il diavolo meno se lo aspetta. Vivono in Marocco, Egitto, Palestina, Iran, Pakistan, Libano i giovani appassionati di heavy metal, reggae, punk, hip hop, protagonisti di Rock the Casbah! (Isbn, 272 pp., 19 euro) l’ultimo saggio di Mark LeVine.
Musicista e professore di Storia medievale alla university of California, LeVine ha girato il mondo con artisti del calibro di Mick Jagger e Hassan Hakmoun. In Perché ci odiano - La vera storia dello scontro di civiltà (Derive approdi, 2008) ci aveva mostrato le conseguenze dell’impatto della globalizzazione e delle pratiche neocoloniali sulla regione che si estende dal Nord Africa al Medio Oriente, smantellando i luoghi comuni e i pregiudizi che sono alla base delle analisi dei neo-conservatori americani (che tanto influenzano le menti di quelli nostrani).
Oggi LeVine raccoglie la sua esperienza in un’inchiesta «che è come un romanzo rock», ricca di interviste a musicisti e fan, in cui indaga i frutti e le contraddizioni dell’incontro tra influenze occidentali e cultura mediorientale. Ugualmente rappresentativi dei conservatori e degli estremisti che appaiono nei telegiornali, i ragazzi di Rock the Casbah! sono i principali attori della battaglia tra tradizione e libertà, tra religione e volontà di cambiamento di una parte di mondo in cui tutto è politica. E, ancor di più, tutto è in movimento.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







