Gli untori dell’euro

Luca Bonaccorsi

MERCATI. L’annuncio di un potenziale abbassamento del rating di Atene ha aggiunto benzina alla campagna anti-euro che arriva dalla city londinese, e che vede nel Financial Times il capofila degli “untori”.

La giornata sui mercati era iniziata male in Europa, tra scandali telecom e questione greca. A creare allarmismo sulla Grecia è stata l’agenzia di rating Moody’s. L’annuncio di un potenziale abbassamento del rating di Atene ha aggiunto benzina alla campagna anti-euro che arriva dalla city londinese, e che vede nel Financial Times il capofila degli “untori”.
 
L’eventuale downgrading di Moody’s impedirebbe agli operatori finanziari di dare i titoli di stato greci in garanzia quando chiedono prestiti alla Bce. Di conseguenza, questo renderebbe molto più difficile per il Tesoro greco finanziarsi sul mercato. Ad oggi, essenzialmente, le banche locali compravano i titoli, li davano in garanzia a Francoforte, e usavano i fondi per guadagnando sul cosiddetto carry, ovvero il differenziale tra tasso di finanziamento e di investimento.
 
I mercati sono noti per “autoavverare” le profezie che essi stessi partoriscono: il “fallimento” greco, di cui parla improvvidamente anche l’economista Boeri sulla Repubblica di ieri, sarebbe certo più probabile in una circostanza simile. La verità è che nessuno in Europa, a parte gli inglesi, vuole che si verifichi un evento così estremo. Mentre un euro più debole va a favore dell’industria del vecchio continente, specie in presenza dell’indecente e incontrastato dumping valutario cinese, un evento come l’uscita di un paese dall’euro sarebbe assai più difficile da gestire.
 
Non perché la Grecia sia rilevante dal punto di vista economico o finanziario. Ma perché introdurrebbe un rischio a cui i mercati non sono davvero preparati: il fallimento della moneta unica. L’impatto sui paesi più fragili sarebbe immediato: Spagna, Irlanda, Portogallo e Italia vedrebbero schizzare alle stelle i loro differenziali di tasso. È vero che i Credit default swap registrano tensioni, ma l’evento “rottura” è tutta un’altra storia.
 
Boeri evidentemente non sa che il fatto che gli spread sui Cds in Italia siano maggiori tra due tre anni rispetto a oggi non ha nulla a che vedere con la distribuzione temporale delle probabilità di uscita dall’euro, ma piuttosto con la liquidità dei mercati e le condizioni degli operatori. Fattori largamente tecnici insomma. I titoli di stato italiani sono diffusissimi nel mondo. Immaginate cosa succederebbe se il mercato dovesse prezzare veramente la possibilità di tornare alla lira. Nessuno vuole gestire un disastro simile. Per questo, la rottura dell’euro semplicemente non avverrà.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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