Haiti peggio dello tsunami. Troppo poche le donazioni

Susan Dabbous
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TERREMOTO. Oltre 200mila morti e 300mila feriti, questo l’ultimo bilancio del sisma. La Croce rossa denuncia: dopo la catastrofe del 2004 in Asia sono stati raccolti tre miliardi di dollari, per Port-au-Prince ci si è fermati a 555 milioni.

«Ci sono più di 200mila persone che sono state identificate e dichiarate morte». Il bilancio aggiornato del terremoto che ha colpito Haiti è stato reso noto ieri dal primo ministro Jean-Max Bellerive. Ai decessi si aggiungono 300mila feriti. Cresce anche il numero delle abitazioni distrutte, 250mila, cui bisogna sommare i danni alle imprese: sono 30mila le fabbriche che sono state costrette a chiudere. Altra cifra tragica è quella del numero di amputazioni: almeno 4.000, sintomo evidente del ritardo negli aiuti ancora carenti in alcune aree colpite dal terremoto.
 
Tra gli sfollati almeno 482mila persone hanno lasciato la capitale Port-au-Prince per trasferirsi da parenti o amici in città vicine, esortati dallo stesso governo. A conclusione del pesantissimo bilancio Bellerive ha ricordato come la piccola nazione sia stata colpita da «un disastro» che deve esser considerato «planetario» dalla comunità internazionale. Per questo il primo ministro ha sollecitato la creazione di un «governo d’emergenza» che si concentri solo sulla crisi post terremoto. Ad aggravare lo stato di caos anche lo sciame sismico che non lascia tregua allo Stato caraibico.
 
Ieri una nuova scossa di terremoto di magnitudo 4,6 della scala Richter. L’epicentro è stato localizzato a 10 chilometri di profondità e a 40 chilometri dalla capitale. Per il momento sembrano scarse le possibilità di altri danni. Il sisma, avvenuto poco dopo la mezzanotte ora locale (alle 6 ore italiane), è stato registrato dal Servizio geologico degli Stati Uniti. L’ultima scossa è arrivata poche ore dopo l’ennesima manifestazione di protesta contro l’inefficienza della distribuzione degli aiuti, nonostante la situazione sia decisamente migliorata rispetto alle prime settimane.
 
Gli Stati Uniti, che hanno assunto il ruolo di guida nei soccorsi, con circa 20mila soldati dispiegati sul territorio, continuano a far parlare male si sé. Ma dopo aver incassato la nomina, da parte del segretario dell’Onu Ban Ki-moon, di Bill Clinton quale capo del coordinamento degli aiuti internazionali, Washington minimizza le proprie scarse performance. Di fronte all’insoddisfazione del popolo haitiano, che ha più volte manifestato davanti all’ambasciata americana, un funzionario dell’agenzia statunitense per lo Sviluppo internazionale ha dichiarato ieri: «È naturale che si sentano così, dopo una catastrofe di questa portata».
 
Intanto le agenzie umanitarie hanno lanciato l’allarme: le donazioni per Haiti sono state decisamente inferiori rispetto a quelle fatte dopo lo tsunami asiatico del 2004, costato la vita a 220mila persone. Secondo la Croce rossa internazionale, dopo quel disastro furono raccolti tre miliardi di dollari, mentre per Haiti le donazioni si sono fermate a 555 milioni. A bloccare i donatori, secondo l’organizzazione, sono state le polemiche mediatiche sullo stato degli aiuti. Polemiche di cui sono gli haitiani a pagare le conseguenze.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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