I Clown dottori

Leonardo Spina (Terra Lazio)

SOLIDARIETA'. I gelotologi approcciano l'ammalato non soffermandosi sulla malattia, ma lavorando per cambiare segno alle sue emozioni negative ed operano sulla salute; ampliando la sfera di questa si riduce, automaticamente, quella della malattia.

Negli ultimi vent’anni, ben prima che le idee di Patch Adams, il medico americano famoso per il film interpretato da Robin Williams, divenissero un cult per una certa area di pensiero, il clown è uscito dal circo per incontrare l’umanità nei luoghi dove sembra non ci sia molto da ridere: gli ospedali, soprattutto. Si era a New York nel 1986 e il clown Michael Christensen formava la sua prima care unit. Il fenomeno della cosiddetta comicoterapia (il cui nome scientifico è gelotologia dal greco ghelos, risata) in Italia è tra i più sviluppati al mondo. Lo è anche grazie al lavoro di chi scrive e della dottoressa Sonia Fioravanti che, nel 1990, elaborarono un metodo di lavoro che, a partire dall’antropologia e dalla PsicoNeuroEndocrinoImmunologia (Pnei), fondarono l’Associazione (poi Federazione) “Ridere per Vivere” e iniziarono a formare, in modo scientifico, i Clown Dottori affinché operassero (con grandi successi terapeutici, riabilitativi e di prevenzione) in tutti i settori del disagio, quindi non solo nelle pediatrie, ma anche in reparti per adulti, con le persone anziane anche ammalate di Alzheimer, con i diversabili, nelle carceri.
 
La missione internazionale in Afghanistan nel febbraio 2002, con 23 clown dottori (cui prese parte anche Patch Adams), organizzata da “Ridere per Vivere” (da cui lo splendido film Clownin’ Kabul) rendeva politica - in senso nobile- la figura del clown dottore e diceva al movimento pacifista e al mondo intero come sia possibile avvicinare culture, mentalità, opinioni diverse a partire da un sorriso, un naso rosso e un personaggio, il clown, appunto, innocuo, infantile, apparentemente stolido. In realtà la gelotologia, ed appunto i suoi operatori, sono portatori di una visione altra dell’intervento sociale e sanitario e dunque della politica: a differenza degli altri approcci, il nostro parte dalle risorse e non dai problemi, dalla salute e non dalla malattia, dal lavorare pro e non lavorare contro. Approcciando un bambino ammalato, per esempio, il gelotologo (o il clown dottore) non si sofferma sulla malattia, ma lavora per cambiare segno alle sue emozioni negative ed opera sulla salute; ampliando la sfera di questa si riduce, automaticamente, quella della malattia.
 
Molti studi clinici ci confortano, molte evidenze empiriche ci parlano di una nuova possibilità di integrazione e solidarietà. In un quartiere a rischio – ad esempio - le emozioni positive, abilmente suscitate e fatte crescere, possono creare la giusta energia per mobilitare risorse sopite e neglette, le risorse della Comunità, le risorse che, in ultima analisi, possono essere determinanti alla risoluzione dei problemi. La nostra società è ammalata di paura. La paura è divenuta strumento politico (terrorismo dei kamikaze e terrorismo degli stati), si è insinuata nelle vite degli uomini (avete fatto caso all’epidemia di attacchi di panico?), viene attentamente coltivata dai gruppi di potere economici e politici (le pandemie - bufale). E socialmente torna il razzismo (la paura del diverso). La storia ce lo insegna: chi ha paura è facile da controllare, chiede protezione, si affida. Spesso nelle mani sbagliate.
 
La paura paralizza, impedisce di pensare. Così nel sociale come nel nostro corpo: essa blocca (letteralmente) tutte le cellule di cui siamo composti ed agisce fortemente sul nostro sistema immunitario, deprimendolo e preparando il terreno alla malattia. Esiste un antidoto alla paura? Ne esistono due, la combinazione dei quali è potentissima miscela vitale, in grado di sovvertire malanni e problemi sociali, liberare l’organismo sociale e l’organismo umano. Essi sono l’amore e la risata (intesa come punto di arrivo di tutte le emozioni positive). Come coniugarli? Come portarli nelle nostre vite? Dobbiamo partire da noi, da noi singoli attori della nostra vita, valorizzare le nostre risorse positive, smettere di piangerci addosso, smettere di darci così tanta importanza: sentire la nostra umiltà, ma contemporaneamente la nostra forza vitale di creature speciali, uniche, originali estremamente potenti.
 
Il nostro potere sta nel pensare alla scintilla divina non in senso strettamente religioso - che è dentro di noi. Nelson Mandela ebbe a dichiarare: «La nostra paura più profonda non è essere inadeguati. La nostra paura più profonda è di essere potenti oltre misura. è la nostra luce che ci fa paura, non il nostro buio. Se volate basso non potete servire il bene del mondo, non si illumina nulla in questo mondo se vi ritirate. Nel momento in cui permettiamo alla nostra luce di splendere inconsciamente diamo agli altri la possibilità ed il permesso di fare lo stesso. Nel momento stesso in cui noi siamo liberi dalla nostra paura, la nostra presenza stessa automaticamente libera tutti gli altri». Possiamo quindi partire dalle emozioni positive (come fiducia, speranza, coraggio e gioia) per fare questo salto mentale. Oggi questa, a nostro avviso, è una questione non più rinviabile.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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