Il balletto atomico di Kim

Paolo Tosatti
pyonyang.jpg

COREA DEL NORD. Il leader di Pyongyang promette un ritorno al tavolo negoziale e la denuclearizzazione del Paese. Dietro le sue offerte si cela un tentativo di riavvicinamento a Pechino in un momento di particolare difficoltà per il regime.

Un nuovo impegno della Corea del Nord per la denuclearizzazione della penisola e la ripresa dei Six party talks sul programma di armi atomiche portato avanti da Pyongyang. È quanto ha promesso ieri il leader nordcoreano Kim Jong-il durante un incontro con l’alto funzionario cinese Wang Jiarui, inviato da Pechino proprio per cercare di riavviare i colloqui interrottisi l’anno scorso.
 
«La sincerità reciproca tra le parti è fondamentale per la ripresa del dialogo», ha dichiarato il capo di Stato, sottolineando con forza la «persistente volontà di raggiungere la messa al bando delle armi nucleari in Corea». Un discorso che riapre il sipario sul nuovo atto del balletto diplomatico tra Pyongyang da una parte e Washington, Tokyo, Seul, Mosca e Pechino dall’altra. 
 
Non è la prima volta che il leader fa, e infrange, promesse del genere. Quella di promettere molto per ottenere il massimo dalla controparte, senza preoccuparsi di dare poi concretamente seguito agli impegni presi, è una strategia adottata con frequenza da Kim Jong-il. Ma dietro le parole altisonanti e le formule di cortesia del numero uno del regime coreano si cela in realtà un tentativo di riavvicinamento alla Cina, allo scopo di ottenere aiuti in un momento particolarmente difficile per il Paese.
 
Le sanzioni imposte dall’Onu a seguito del test nucleare eseguito l’anno scorso da Pyongyang hanno impoverito ulteriormente il già vacillante regime, e l’esito negativo di una riforma monetaria prepotentemente imposta dall’alto ha scatenato l’inflazione e le proteste dei cittadini. La rivalutazione della moneta nazionale (il won) ha infatti avuto conseguenze opposte rispetto a quelle volute dal regime e anziché stabilizzare i prezzi li ha fatti schizzare verso l’alto. In base allo schema della riforma il won “pesante” equivarrebbe a 100 di quelli vecchi, ma la moneta nazionale è scambiata adesso a 300-500 sul dollaro Usa, contro una valutazione di 98 decisa dalle autorità al momento del varo della riforma, lo scorso novembre.
 
La manovra di riavvicinamento a Pechino intrapresa da Kim Jong-il trova conferma anche nel viaggio del capo negoziatore nordcoreano Kim Kye-gwan, giunto ieri nella capitale cinese per prendere contatto con il presidente Hu Jintao. Che attraverso il suo inviato a Pyongyang ha spedito una lettera alla controparte nordcoreana, sottolineando la sua disponibilità a lavorare per la pace e la stabilità della penisola e invitando il capo del regime a visitare il Paese della Grande Muraglia per avviare un dialogo costruttivo.
 
La Cina è sempre stata tradizionalmente in buoni rapporti con la Corea del Nord. Alla vicinanza geografica tra i due Stati corrisponde anche un’affinità ideologica. Cui si aggiunge un interesse concreto del Dragone a gestire il dialogo per il disarmo di una regione che considera parte della propria zona di influenza e che desidera tenere lontana dalle mire di Washington.  

La prima pagina del giornale
2412_TERRA_001.jpg

Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
Ultime discussioni
OpinioneAppello per la Pace e i diritti nella Regione Kurda
da alessiodiflorio
 - 07/02/2012 - 22:09
Opinionela neve, il gas, la pace
da pietro ancona
 - 07/02/2012 - 18:53
Opinionel'anima nera dell'Europa
da pietro ancona
 - 06/02/2012 - 21:56
OpinioneIl Dio dei gatti
da robertod1961
 - 29/01/2012 - 16:05
OpinioneIl corporativismo al tempo di Monti
da pietro ancona
 - 24/01/2012 - 15:31