Il disegno di legge anticorruzione in alto mare. Polemica in casa Pdl
POLITICA. Non è rimasto nulla dei provvedimenti che dovevano essere approvati venerdì scorso. I contrasti interni alla maggioranza hanno causato il rinvio. In particolare, preoccupano i casi Matteoli e Verdini per le inchieste di Firenze.
Non è restato nulla del disegno di legge anticorruzione che venerdì scorso doveva essere licenziato dalla settimanale riunione del Consiglio dei ministri. Se ne ridiscuterà giovedì o venerdì prossimi. Eppure il premier Berlusconi e il guardasigilli Alfano avevano passato la nottata di giovedì a limare il testo del provvedimento. Secondo le indiscrezioni, l’indomani qualche ministro ha fatto muro come in un match di pallavolo: del resto tra gli indagati in vari filoni delle inchieste giudiziarie ci sono Altero Matteoli, ministro dei Trasporti e delle infrastrutture, e Denis Verdini, uno dei tre coordinatori nazionali del Pdl.
Non poteva perciò andare bene a tutti un testo, sempre stando alle indiscrezioni, che prevedeva: l’aumento delle pene cosiddette “accessorie” (ineleggibilità, incompatibilità, interdizione dai pubblici uffici), oltre all’introduzione di ulteriori aggravanti per la cosiddetta corruzione “impropria” (com messa dal pubblico ufficiale che per compiere un atto d’ufficio riceve una somma di denaro, reato per ora punito con il carcere da sei mesi a tre anni) e “propria” (un atto contrario al dovere d’ufficio, attualmente sanzionato con pene da due a cinque anni).
Il testo del disegno di legge che è ora in apnea pare prevedesse pure l’aumento di pena per il reato di concussione (il pubblico ufficiale che costringe qualcuno a dare o promettere denaro in cambio di particolari favori). Il disegno di legge in quarantena doveva essere la risposta politica del governo alle inchieste giudiziarie di queste settimane che vedono coinvolti politici e amministratori pubblici, tanto da far parlare dell’affiorare di una seconda Tangentopoli. Berlusconi aveva addirittura tuonato:«Chi sbaglia e commette dei reati non possa pretendere di restare in nessun movimento politico». Ieri il premier ha smorzato i toni: «Non solo assolutamente preoccupato per le inchieste su appalti e Protezione civile. Sono casi singoli, come ci sono nelle aziende, nei carabinieri, ovunque».
Quanto al rinvio del disegno di legge, Berlusconi se ne assume in toto la responsabilità: «Tutto il governo è stato concorde nel rendere più articolato il testo: la prossima settimana penso che sarà pronto. Sono stato io a volerlo». Sarà come dice il premier, ma ieri Ignazio La Russa, tra i coordinatori nazionali del Pdl, ha rilasciato una strana dichiarazione: «Mi contestano di essere troppo bravo. C’è sempre qualcosa da fare e da migliorare. Se c’è da fare un passo indietro, sono pronto a farlo». Si sa che molti ex An, Gianfranco Fini in primis, avrebbero voluto un immediato segnale da parte del governo sulla lotta alla corruzione. Intanto a favorire il vociare sui possibili dissidi ha contribuito anche il summit mattutino di ieri a casa Berlusconi tra il premier, Matteoli e Verdini con la conseguente smentita del cavaliere e padrone del Pdl: «Non ci saranno cambiamenti ai vertici del partito, le notizie su cambi sono prive di fondamento. Non so da dove arrivino ». Arrivano dallo stesso Pdl.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






