Il governo salva Guido

Giorgio Frasca Polara
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IL CASO. L’esecutivo ritira l’articolo del decreto che prevedeva la Spa. Ma spunta un capoverso grazie al quale il capo della Protezione civile sarà protetto da una deroga alla legge sull’incompatibilità tra incarichi di governo e ruoli amministrativi.

Retromarcia (quasi) completa del governo sulla Protezione civile, ieri in commissione alla Camera. Ritirato, per le proteste semigenerali, quell’art. 16 del decreto-legge che ne prevedeva la privatizzazione attraverso la costituzione di una società per azioni. (E per soprammercato Berlusconi pretendeva che il capitale restasse in sua mano, mentre per tutte le società pubbliche le azioni sono gestite dal ministro dell’Economia.)
 
Modificato l’art. 3 nella parte contestata dal centrosinistra che garantiva a Bertolaso e ai responsabili delle gestioni commissariali un indecente scudo dalle cause penali (ora riguarderà solo cause civili e amministrative). Ancora: scompare anche la pretesa - sancita nell’art. 15 - che la Protezione civile si arrogasse poteri di controllo sulla Croce rossa. Restano parecchie macchie: l’uso, senza sufficienti controlli, della flotta area di cui si serve il Dipartimento della Protezione civile; la norma che estende alle nuove carceri la condizione “emergenziale”; l’assunzione di altre 150 persone “con procedure straordinarie di reclutamento”; e, soprattutto, il doppio incarico che, con una capriola indecorosa di cui parleremo tra un momento, si ri-conquista Guido Bertolaso.
 
Domani il decreto va in aula, giovedì approvazione con voto di fiducia (opposizioni comunque contrarie anche a quel che resta), quindi ri-voto in Senato. In parole più povere: è una pietra semi-tombale sul disegno berlusconiano di una quantità intollerabile di poteri (e di mezzi per esercitarli) che avrebbero esteso in misura ancora più abnorme quella pratica già allarmante e quasi sempre abusiva delle centinaia di ordinanze con cui, in nome della Protezione civile, il governo bypassa il Quirinale (a differenza di tutti gli altri atti di governo questi decreti, per la loro natura, non passano al vaglio preventivo del presidente della Repubblica), il Parlamento, la Corte dei Conti, l’Antitrust.
 
A proposito di Quirinale, la credibilità e il prestigio di Bertolaso hanno subito un nuovo duro colpo con la severa replica di Giorgio Napolitano alle dichiarazioni con cui il responsabile della Protezione tentava di coinvolgerlo nella bufera sostenendo che mai gli erano state fatte obiezioni dal Colle circa le ordinanze. Una vera e propria mistificazione, è stata la reazione: «Non rientra in alcun modo nelle competenze del presidente esprimersi» su atti «di esclusiva competenza del presidente del Consiglio» che anzi Napolitano aveva più volte esplicitamente censurato. Bertolaso ci ripensi e si dimetta davvero, chiedono Pd e Idv.
 
Ma torniamo ai congestionati lavori della commissione che ha sancito la sconfitta di Berlusconi: tre ore di ripetute convocazioni e sospensioni della stessa riunione per ottenere alla fine la materiale consegna degli emendamenti del governo e della maggioranza, frutto di continui tira e molla per ritagliare spazi giustificatori della sopravvivenza stessa del decreto. Si è così giunti anche al salvataggio-truffetta del doppio incarico dello stesso Bertolaso. Ora sarà protetto da una specifica deroga (art. 15, primo cpv) alla legge sulla incompatibilità tra incarichi di governo e ruoli amministrativi. Sin qui Bertolaso è stato sottosegretario per l’emergenza Campania.
 
Ma con questo decreto si dichiara chiusa tale emergenza. Allora viene istituita, su misura, la figura del sottosegretario “incaricato del coordinamento degli interventi di prevenzione in ambito europeo e internazionale rispetto ad eventi di interessi di protezione civile” (ultimo in ordine di tempo, il terremoto di Haiti). Il fine della norma è reso sfacciatamente esplicito: e cioè “il mantenimento dell’incarico di Capo del Dipartimento della Protezione civile” al medesimo Bertolaso! Che se costui fosse rimasto formalmente sottosegretario alla Protezione sarebbe scattato il conflitto d’interessi.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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