Il Mandela di Eastwood, eroe che non emoziona

Alessia Mazzenga
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CINEMA. L'"Invictus", l’eroe indomito anti-apartheid, Nelson Mandela.

«Nella presa crudele di circostanze io non sono trasalito, né ho urlato forte sotto i colpi della possibilità. La mia testa è insanguinata, ma indomita. Al di là di questo posto di rabbia e lacrime, terribile nell’orrore dell’oscurità, ancora la minaccia degli anni mi trova e mi scoprirà privo di paura». Le parole della poesia Invictus, poema inglese del 1875 scritto da William Ernest Henley, si adattano incredibilmente bene all’immagine dell’eroe indomito anti-apartheid, Nelson Mandela. E furono proprio questi versi, che tennero desto l’animo di chi per 25 anni sopportò il carcere nella piccola cella di Robben Island, a dare il titolo all’ultimo film di Clint Eastwood da oggi nei cinema.
 
L’“invictus”, il “mai battuto” primo presidente nero del Sudafrica, fornisce al regista la materia per un racconto epico, che gli offre la possibilità di trattare di nuovo il tema a lui caro dell’accettazione del diverso. Johannesburg, Sudafrica, 11 febbraio 1990, il film inizia con la liberazione di “Mandiba” dal carcere e prosegue con la sua storica elezione a presidente. L’apartheid è “il male” da estirpare e la pacificazione tra bianchi e neri nella Nazione Arcobaleno un sogno da realizzare. Sarà la celebre partita finale di rugby dei Mondali del 1995, durante i quali la nazionale sudafricana dei Sprinboks fu riammessa a partecipare, dopo l’esclusione per razzismo, a fornire un simbolo per rappresentare quella volontà di riconciliazione ancora oggi tutta da conquistare.
 
Morgan Freeman (che dà vita a un credibile Mandela, per il quale ha ottenuto una nomination ai prossimi Oscar) ed Eastwood trasudano rispetto per questo grande personaggio, che ha speso la sua vita per la costruzione di una società multirazziale, ma questo non basta a far decollare un film che risulta decisamente inferiore alle pellicole che ci hanno fatto amare questo sensibile autore. Pur all’interno di un cinema classico, Eastwood ha saputo conquistarci con il racconto di sentimenti semplici, ma sinceri, attraverso personaggi commoventi e palpitanti, senza mai risultare semplicistico o banale. In Invictus, invece, il regista punta all’epica, ai grandi sentimenti, all’esaltazione di un Mandela che non riesce a essere di più che uno stereotipo, una figurina un po’ vuota messa lì a dimostrare la bontà delle intenzioni. Così l’eroe coraggioso, capace nella vita di cambiare il proprio e l’altrui destino, risulta falso e non ci emoziona.

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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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