Il ricatto della Thyssen

Giuliano Rosciarelli

LAVORO. La Thyssenkroup sta mercanteggiando su diritti che sono acquisiti e su cui non c’è spazio per alcuna trattativa. La cassa integrazione in deroga non è un regalo che l’azienda fa, ma un diritto riconosciuto che spetta al lavoratore

«Sono schifato, nauseato. Quello che sta accadendo è frutto di un peggioramento dei rapporti di forza tra imprese e lavoratori che non ha precedenti». All’uscita dell’incontro, fissato per ieri pomeriggio, ma saltato per l’assenza dei vertici della Thyssenkroup e fissato per venerdì prossimo, Fabio Carletti della Fiom-Cgil è ancora arrabbiato anche se non rassegnato.
 
Lui è stato tra i primi  ad arrivare allo stabilimento dell’acciaieria tedesca, la notte del 5 dicembre del 2007, quando per un incendio morirono 7 operai. «è prassi per le imprese - spiega - tentare di negoziare ma in questo caso si è andati oltre. La Thyssenkroup sta mercanteggiando su diritti che sono acquisiti e su cui non c’è spazio per alcuna trattativa. La cassa integrazione in deroga non è un regalo che l’azienda fa, ma un diritto riconosciuto che spetta al lavoratore».
 
La questione riguarda gli ultimi 22 lavoratori dello stabilimento torinese sopravvissuti al rogo per i quali il 2 marzo prossimo scadranno i termini della cassa integrazione straordinaria. Per loro i sindacati hanno chiesto la trasformazione della cigs in cassa in deroga. In cambio l’azienda vuole che ritirino tutte le azioni legali e che vengano azzerati tutti gli accordi precedenti.
 
Una proposta che ha fatto inferocire Fim, Fiom e Uilm costringendo anche il ministro Sacconi a intervenire con una missiva pubblica: «Ritengo assolutamente indispensabile - ha scritto il ministro del Lavoro - che codesta Società decida di ritornare sui propri passi e dichiari di voler chiedere la Cig in deroga, senza particolari vincoli che continuerebbero a essere considerati irricevibili dalla controparte».
 
«L’intervento del governo è un atto dovuto - ha aggiunto l’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano - non si può rimanere inermi di fronte a tale arroganza. Non siamo la colonia di nessuno». La vicenda è cominciata circa due mesi fa, quando l´acciaieria ha aperto una procedura di mobilità obbligatoria per i 22 dipendenti rimasti. Opzione respinta dai sindacati che hanno fissato per ieri l’incontro negli uffici della Regione. Ma anche questo tavolo è andato deserto. 

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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