Il viola torna in piazza
MANIFESTAZIONE. La piazza viola si appella al Presidente Napolitano, contro il legittimo impedimento e la deriva personalistica dell’azione di governo Berlusconi.
Erano le 14:30 di ieri, quando Piazza del Popolo ha iniziato a riempirsi. Gremita quasi quanto la manifestazione sulla libertà di stampa, per chiedere «leggi uguali per tutti». Con persone arrivate da tutta Italia, molte delle quali indossavano magliette o foulard viola. Stavolta l’unico colore in piazza. Perché il popolo viola non ha tollerato, come avvenne tre mesi fa a San Giovanni, le bandiere di partito. In particolare quelle dell’onnipresente Di Pietro che avevano monopolizzato l’iniziativa del cinque dicembre. Stavolta a parte l’Udc di Casini, in fila dietro al popolo viola c’è tutto il centro-sinistra: Pd, Idv, Verdi, Sinistra, ecologia e libertà, Rifondazione. Ma anche gli “Amici di Beppe Grillo”, la Cgil Lazio, Libera, l’Anpi e varie associazioni come i “No Ponte”. Vicini a questa strana massa di gente che si convoca online.
Vicini ad un colore che non ha una storia politica. Tra gli stand anche quello di Terra. In una piazza bella e commuovente. Molto meno il grande palco, con gli accenti giustizialisti più forti che ci sono come Flores D’Arcais e Travaglio, ma dove anche stavolta non è salito nessun partito. Per fortuna che c’è Gianfranco Mascia e il suo incontenibile entusiasmo e Andrea Rivera che strilla con la sua chitarra, fecendo ridere tutti quando urla: «Il popolo è sovrano cioè state sul culo a tutti». Il tema portante resta quello del No-B Day. Un sentimento accresciuto da tutti i recenti sviluppi. Come le inchieste sulla corruzione. Che hanno fatto aumentare la protesta della platea. La piazza viola si appella al Presidente Napolitano, contro il legittimo impedimento e la deriva personalistica dell’azione di governo Berlusconi.
«La violazione dei principi democratici e il tentativo di piegare le istituzioni alle necessità del premier non può essere tollerata», denuncia dalla piazza il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, al suo 31esimo giorno di sciopero della fame. Le frasi pronunciate venerdì dal premier Berlusconi «su una banda di pm talebani» hanno acceso gli animi. «Non possiamo parlare sempre delle beghe di Berlusconi coi magistrati », taglia corto il segretario del Pd, Pierluigi Bersani «perché abbiamo tanti altri problemi». Ma Antonio Di Pietro, come sempre, rincara la dose: «Il presidente del Consiglio è indegno di rappresentare l’Italia. Continua a criminalizzare i magistrati, ma noi mobiliteremo le piazze per mandarlo a casa ». Anche Emma Bonino, candidata alle prossime elezioni a presidente della Regione Lazio, non ci sta. «Bisogna abbandonare la convinzione che la legalità sia un concetto alla portata di certe elite intellettuali e non di tutti. Per ristabilirla non è sufficiente che Berlusconi se ne vada».
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







