India-Pakistan, riprendono i colloqui tra le due potenze

Paolo Tosatti
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GEOPOLITICA. Gli alti funzionari dei ministeri degli Esteri di Nuova Delhi e Islamabad si incontrano a Mumbai per cercare di riavviare un dialogo interrotto 16 mesi fa. Al centro del confronto la questione del Kashmir e la lotta al terrorismo.

Dopo 16 mesi di interruzione i rappresentati di India e Pakistan tornano oggi a sedersi intorno a un tavolo per tentare di riavviare un dialogo pacifico tra i rispettivi governi. Sebbene non sia stata presentata un’agenda ufficiale, il vertice ha in programma incontri su tutte le questioni più importanti per le due potenze asiatiche: dalla sovranità sul Kashmir, storicamente conteso tra i due Paesi, alla stabilizzazione della regione, dal futuro dell’Afghanistan alla lotta al terrorismo. La ripresa dei colloqui è stata affidata agli alti rappresentanti dei ministeri degli Esteri di Nuova Delhi e Islambad, mentre il luogo scelto per l’incontro è Mumbai, capitale finanziaria del Paese di Gandhi. Una città dal forte significato simbolico: fu qui che, nel novembre del 2008 un commando di dieci militanti islamici pakistani scatenò attacchi contro una stazione ferroviaria, tre hotel di lusso e un centro di studi ebraico, provocando la morte di 173 persone e il ferimento di altre 308.
 

 Un massacro che spinse l’India ad abbandonare immediatamente il dialogo con il Pakistan avviato nel 2004 per tentare di trovare una soluzione alla questione kashmira. Da allora le uniche occasioni di confronto tra i due governi sono state offerte dagli incontri a margine dei vertici internazionali. Gli ultimi si sono avuti a luglio: a lato del summit dei Paesi non allineati a Sharm el-Sheikh, in Egitto, il premier indiano Manmohan Singh e quello pakistano Asif Ali Zardari si sono visti per un breve colloquio, che non ha portato però a nessun significativo passo avanti sulla strada della riconciliazione. 
 

Il tentativo di ripresa del dialogo tra Nuova Delhi e Islamabad dimostra che in questo momento entrambi condividono l’interesse a normalizzare e rafforzare le reciproche relazioni. Tutti e due i Paesi sono stati profondamente segnati da anni di scontri nella regione del Kashmir e hanno avuto modo di sperimentare sulla propria pelle gli effetti devastanti del terrorismo. Problemi comuni che costituiscono il perno delle loro relazioni. Da anni l’India accusa il vicino di non fare abbastanza per contrastare quei gruppi terroristici che operano sul suo territorio.
 
Una guerriglia che le fonti dell’intelligence vogliono in contatto diretto con al Qaeda, che ha tra i suoi obiettivi la destabilizzazione dell’intera regione e che opera tanto al confine con l’Afghanistan che nella zona del Kashmir. Non a caso lo status della regione himalayana, rivendicata da India e Pakistan da oltre sessant’anni, sarà uno dei punti centrali dei colloqui di Mumbai. Fino ad oggi i due Paesi hanno combattuto tre guerre e un breve conflitto armato per la sovranità di questa terra, a maggioranza musulmana ma controllata per due terzi da Nuova Delhi.
 
A partire dal 1989 l’India ha mantenuto nel territorio una media di un milione di uomini, la maggior parte dei quali destinati alla lotta contro i numerosi gruppi estremisti islamici kashmiri, indipendentisti o favorevoli a un’annessione al Pakistan; combattenti che, secondo l’intelligence indiana, sarebbero in passato stati addestrati e finanziati da Islamabad. Un’accusa sempre respinta dalle autorità pachistane. 
 
Nella questione si inseriscono anche gli interessi di Washington, che vuole un Pakistan perfettamente sicuro del proprio confine con l’India, in modo che Islamabad non abbia più scuse per limitare il suo impegno sulla frontiera con l’Afghanistan, dove la sua collaborazione nella lotta contro la jihad è considerata fondamentale. È quella che l’amministrazione Obama ha soprannominato “strategia Af-Pak”, e che è stata ribadita con forza dal segretario alla Difesa Robert Gates durante il suo ultimo viaggio nella regione.
 
L’alto funzionario dell’amministrazione Usa ha ricordato che per Washington il Pakistan è un alleato importante, e che il suo impegno sarà compensato con il rafforzamento della partnership tra i due governi. Il recente impegno profuso da Islamabad nella lotta contro i talebani, che si è concretizzato nella cattura del mullah Baradar e del mullah Kabir, entrambi membri di primo piano nelle file dei ribelli, dimostra che le parole di Gates potrebbero non essere cadute nel vuoto. 
 

 

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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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