Io, ambientalista per necessità
IN FONDO. Gli effetti delle decisioni prese per o contro la collettività (industria, trasporti, energia) hanno oggi peso e conseguenze sulla salute di tutti.
Da quando per la prima volta vidi i fusti di diossina aperti e sversati senza alcun rispetto nelle tombe vuote della necropoli sannita di Calabricito (Acerra), provo un autentico dolore quando vedo immagini come quelle del petrolio nel Lambro, o le ecoballe stoccate in Campania. Ho l’onore e l’orgoglio di lavorare in uno degli Istituti di eccellenza sanitaria per la cura del cancro in Italia, il “Pascale” di Napoli. Siamo il centro oncologico che mostra il maggior grado di appropriatezza nell’uso delle nuove costosissime terapie, ma questo non ha fermato un incremento vertiginoso dei costi delle cure, oggi schizzate ad oltre 25-30 volte in più rispetto a quelle utilizzate 5-10 anni fa.
Era il maggio del 2007 quando vennero da me i figli del pastore di Acerra Vincenzo Cannavacciuolo, supplicandomi di fare al padre le stesse analisi di ricerca di diossina e pcb che la Asl aveva fatto per ben 4 volte alle loro pecore, riscontrando valori eccezionalmente elevati. Ma neanche una volta al loro padre, morente per un cancro molto aggressivo. Cominciava quel giorno la mia presa di coscienza come ambientalista e medico della prevenzione, e come economista. In pochi anni siamo passati dall’attribuire a non più del 5% dei casi di cancro la prevalente origine ambientale, a non meno del 24-30%.
Contemporaneamente, il costo della cura, ove possibile, è incrementato a ben oltre il 300%. Ancora, la scoperta della epigenetica ci insegna che, a partire dalla prima ora del suo concepimento, nessun figlio è al sicuro e apre ben terribili squarci di luce nel cercare la verità sull’incremento eccessivo delle malformazioni e dei tumori in età pediatrica. La Terra non ha alcun problema a “purificarsi” dal petrolio, dalle polveri sottili, dalla diossina o da quanto altro l’orgoglio della nostra intelligenza ha creato. Siamo noi miseri mortali a non avere il tempo di adattarci a quello che il nostro egoismo ha già distrutto.
Quindi, gli effetti delle decisioni prese per o contro la collettività (industria, trasporti, energia) hanno oggi (non domani) ben differente peso e conseguenze sulla salute di tutti rispetto a non più di dieci o venti anni fa. Io ho così scoperto che non posso essere un medico efficacemente economista senza essere radicalmente ambientalista. E nessuno può oggi pensare alla politica, alla convivenza civile, all’economia, anche della medicina, se non presta attenzione innanzitutto alla cura dell’ambiente.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






