Isaf, ancora vittime civili

Susan Dabbous
Afghanistan.jpg

AFGHANISTAN. Dopo la strage di domenica e quella di due giorni fa, le forze Nato ammettono un nuovo «increscioso incidente». Al quarto giorno dall’offensiva Mushtarak, altri tre non combattenti muoiono “per errore” nell’Helmand.

Si continua a uccidere per sbaglio. In Afghanistan ieri è stato il quarto giorno consecutivo in cui l’Isaf (Forza internazionale di assistenza alla sicurezza) ha dovuto ammettere di aver provocato per errore delle vittime civili. L’ennesima morte accidentale per mano alleata ha raggiunto tre persone nel distretto di Nad Ali (Helmand), che si aggiungono ai dodici cittadini afgani morti domenica per il lancio sbagliato di due razzi e ai cinque deceduti lunedì scorso sotto un bombardamento aereo nella provincia di Kandahar.
 
La strage provocata dall’erroneo schianto dei razzi è avvenuta durante l’operazione Mushtarak (che in lingua dari significa “Insieme”) lanciata 5 giorni fa nella provincia di Helmand, regione meridionale al confine col Pakistan. Si tratta della più imponente offensiva mai lanciata in Afghanistan dall’inizio della guerra nel 2001, un’operazione che coinvoge 15mila soldati. I missili erano diretti contro «postazioni di talebani che sparavano sulle forze militari congiunte afgane e internazionali», ha spiegato l’Isaf. Visto «l’increscioso incidente» i militari Nato hanno al momento sospeso l’utilizzo del sistema lanciarazzi.
 
«Siamo profondamente dispiaciuti per questa tragica perdita di vite», si legge nelle dichiarazioni di scuse del generale McChrystal al presidente afgano Hamid Karzai, che si era appena pronunciato a difesa delle popolazione civile al momento del lancio di Mushtarak. Intanto le notizie che giungono da Helmand, in particolare dall’area di Marjah, sono tutt’altro che negative per gli alleati: i talebani della zona sembrerebbero essersi dileguati. L’arrivo di oltre 15mila stranieri tra americani, britannaci e canadesi, inoltre, non avrebbe sconvolto la vita degli abitanti locali. La Nato stessa aveva invitato la popolazione a non abbandonare le proprie abitazioni, seppure 1.300 famiglie siano state fatte preventivamente evacuare.
 
L’operazione, «incidenti incresciosi» a parte, vuole demolire la roccaforte talebana con l’aiuto dei soldati afgani. Dopo 9 anni di guerra al terrore, è avvenuto un cambio di strategia che si può sintetizzare con lo slogan del generale Larry Nicholson, comandante dei marine americani nell’Afghanistan meridionale, «La popolazione non è il nostro nemico, è il nostro premio». Con ben 1.900 poliziotti afgani pronti a prendere il comando della zona a operazione militare finita, la regione bonficata dai talebani dovrebbe essere normalizzata.
 
Peccato però che nel Marjah, zona di reclutamento per i miliziani e importante area di coltivazione del papavero da oppio, gli abitanti potrebbero non essere a favore di un governo che impedisca loro l’unica coltivazione redditizia possibile: quella finalizzata al mercato dell’eroina. Questi però sono problemi del day after. Per il momento ci si gode il successo dell’operazione in cui i soldati avanzano incontrando «una resistenza sporadica». Parola dell’Isaf.  

La prima pagina del giornale
2412_TERRA_001.jpg

Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
Ultime discussioni
OpinioneAppello per la Pace e i diritti nella Regione Kurda
da alessiodiflorio
 - 07/02/2012 - 22:09
Opinionela neve, il gas, la pace
da pietro ancona
 - 07/02/2012 - 18:53
Opinionel'anima nera dell'Europa
da pietro ancona
 - 06/02/2012 - 21:56
OpinioneIl Dio dei gatti
da robertod1961
 - 29/01/2012 - 16:05
OpinioneIl corporativismo al tempo di Monti
da pietro ancona
 - 24/01/2012 - 15:31