L’Aquila, la fretta in deroga travolge anche il Centro Celestiniano
IL CASO. Chiesa, convento, alloggi per i volontari e mensa per i poveri. Un complesso che «si deve fare in piazza D’Armi, punto e basta», tuonò Bertolaso. Dal Comune arriva però lo stop: «Discutiamone in Consiglio». Ma i lavori partono lo stesso.
«Sono ancora io il commissario per l’emergenza e ho la piena responsabilità dei progetti portati avanti dal Dipartimento. In passato sono stato criticato per aver preso decisioni da solo con scarso senso democratico. Una volta tanto lo faccio veramente. Se è vero che per le prossime 72 ore sono ancora io al comando, posso assicurare che la mensa si farà secondo il progetto previsto».
Così tuonava Guido Bertolaso, uomo del fare, proprio 72 ore prima di lasciare la gestione della ricostruzione dell’Aquila e dintorni al presidente della Regione Gianni Chiodi. Dietro a una simile determinazione, ci si aspetterebbe la necessità di realizzare un progetto vitale per la città dell’Aquila e per i suoi abitanti. Invece no. Si tratta del Centro Celestiniano. Con tanto di Chiesa, convento, alloggi per i volontari e mensa per i poveri.
Che «si fa in Piazza d’Armi. Punto e basta». Il virgolettato è ancora di Bertolaso, come riporta IlCapoluogo.it, quotidiano abruzzese online. E deve anche essere tutto pronto entro il 6 aprile, per l’anniversario del sisma. Soldi? 1,8 milioni di euro raccolti da il Centro, quotidiano locale; 1,6 milioni da fondi della Protezione Civile, che - ormai è noto - nella gestione Bertolaso non ha problemi di disponibilità economica, né deve preoccuparsi di rendere conto. Naturalmente, Piazza d’Armi non è un terreno della curia. Appartiene al Comune dell’Aquila dal 2008. Destinazione: verde pubblico.
A ottobre 2009, il Comune, con procedura irrituale, approva un ordine del giorno che parla del Centro Celestiniano. Manca però il parere della VII Circoscrizione, competente sul territorio. Non solo: il documento non è vincolante. Però, tanto basta alla Protezione Civile per far partire il bando di gara, mediante procedura negoziata, con invito a partecipare alle 14 società che hanno già realizzato opere nell’ambito del Progetto C.A.S.E. (poteva essere altrimenti?). Il 26 gennaio si aggiudica i lavori la Meraviglia S.p.A. (ribasso economico pari al 17,897%: con i soldi risparmiati si faranno “altre infrastrutture”. Quali, non è dato saperlo).
Rapidamente, poi, la Protezione Civile e il direttore del Gruppo Finegil Editoriale S.p.A. - la holding del Gruppo Espresso, cui appartiene il Centro - firmano il protocollo d’intesa. Nel frattempo, però, la Commissione territorio e i capigruppo del Comune bloccano i lavori e chiedono che la localizzazione si discuta in Consiglio, insieme a una pianificazione complessiva dell’area di Piazza d’Armi. Dove, peraltro, giacciono ancora macerie del 6 aprile poste sotto sequestro. Nottetempo (28 gennaio) partono comunque i lavori e la gettata di cemento.
Bertolaso vuole andare avanti a ogni costo. Il Sindaco Cialente si impegna a favorire il progetto. Purché sia provvisorio. Ancora una volta, e non una tantum, come vorrebbe far credere Bertolaso, si decide in deroga anche al buonsenso. In emergenza si può e si deve fare tutto, in fretta. Questa è la filosofia del Capo della Protezione Civile, futuro ministro. Se poi, come in questo caso, si può addirittura dire che è un progetto per i fedeli e i poveri, ancora meglio.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






