L’economia verde a gonfie vele. Non subisce gli effetti della crisi

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Emanuele Bompan
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DOSSIER. «La green economy è viva e vegeta, anche durante tempi duri». Questo il commento di Joel Makower, autore principale del rapporto Green Business, che fotografa lo stato dell’ecosostenibilità delle imprese statunitensi.

La green economy resiste e vede in crescita l’interesse dei consumatori verso prodotti ecosostenibili. Lo attesta il report State of Green Business, lo stato dell’arte dell’economia ecosostenibile americana pubblicato dal gruppo di ricerca americano GreenBiz in collaborazione con la compagnia di marketing Earthsense. Le conclusioni sono positive ma non sempre entusiasmanti. Dal punto di vista del bilancio, la maggioranza delle compagnie green o dei compartimenti side-business legati all’innovazione eco-tecnologica non cedono sotto i colpi della recessione e in alcuni casi ci sono percentuali di crescita a due cifre.
 
Tengono benissimo la bioedilizia, le tecnologie per il risparmio energetico ed idrico, i prodotti commerciali non tossici e riciclabili e l’hi tech. Il Greenbiz index, l’indice dell’impatto complessivo di queste tecnologie sull’ambiente adottato nel report, mostra risultati contrastanti e lancia un allarme: nonostante la crescita nel mercato della green economy non si registrano ancora contrazioni rilevanti nei fenomeni inquinanti atmosferici e del suolo. Tra i venti indicatori tre sono nettamente peggiorati: il livello di emissioni di gas serra, il numero di pendolari che usano il trasporto e il riciclaggio di oggetti elettronici. Per sei invece si segnalano progressi significativi: certificati per energia pulita, per efficienza energetica, numero di prodotti Star Energy (basso consumo), carta riciclata e risparmio idrico. Il segno positivo di crescita generale del mercato è rassicurante. «La green economy è viva e vegeta, anche durante tempi duri», commenta Joel Makower, direttore del sito greenbiz.com e autore principale del report.
 
La chiave per il successo sta nella «libera condivisione delle tecnologie e dei saperi, nel supporto ed incentivi economici da parte nello stato, dal ruolo attivo delle comunità nella promozione». Avviciniamo la lente ai vari segmenti del mercato. 
 
La bioedilizia, grazie anche agli aiuti per edifici certificati Leed, il sistema di rating di efficienza energetica per le casa arrivato recentemente anche in Italia, è uno dei settori che meglio ha tenuto nonostante il crollo ciclico nell’edilizia Usa. La bioedilizia ha occupato mezzo milione di lavoratori, con proventi per oltre 350 milioni di dollari e ha comportato un taglio complessivo di decine di milioni di tonnellate di CO2.
In fermento il settore della logistica. Decine di compagnie stanno investendo nel rinnovo della propria flotta di veicoli adottando mezzi ibridi o elettrici. Ups, FedEx e USPS hanno acquisito oltre 10mila veicoli a basse emissioni. Fed Ex da sola ha tagliato il 96 per cento di emissioni di polveri sottili dalla sua flotta.
 
Guadagna terreno l’industria alimentare. Mentre il segmento agricolo rimane uno dei più inquinanti aumentano i prodotti bio locali. Anche nelle grandi città come New York e Chicago dove è boom dei farmers market, i mercati dei coltivatori diretti aumenta la richiesta di cibo fresco e locale.
In rivoluzione anche il settore  del packaging. Dopo l’invasione di contenitori tossici dalla Cina gli usa hanno imposto rigidi controlli sulla tossicità dei prodotti per il confezionamento dei prodotti. Trionfano i sistemi di vendita sfusa e i contenitori biodegradabili di ogni tipo. Una delle notizie più interessanti ed inaspettate dello scorso anno è stata la scelta da parte del gigante del retail Usa Walmart di introdurre un sistema, il sustainability index, per valutazione dell’impatto ambientale dei prodotti venduti. In particolare l’indice che misura i danni ambientali degli elementi chimici contenuti nel packaging, il costo energetico di produzione e la sostenibilità ambientale d’impresa. Inoltre Walmart ha dichiarato di voler e diventare leader nell’innovazione della chimica ecosostenibile per il packaging. Kmart e Sears, due altri grandi supermercati hanno seguito a ruota.
 
Questo proliferare di buone eco-pratiche da parte di corporation presenti da sempre nella lista nera delle associazioni dei consumatori e ambientaliste come Public Citizen ha sollevato numerosi dubbi.  Per molti questi annunci sono un abile mossa di marketing per mascherare processi inquinanti, ovvero strategie di greenwashing. GreenBiz però rassicura i consumatori. Un trend molto interessante nell’industria green è quello della “radical transparency.” la trasparenza radicale. Sempre più informazioni su compagnie, prodotti, ingredienti, effetti sull’ambiente di processi o pratiche, sono disponibili on line o sui prodotti vendutu. Un risultato reso possibile anche da solcial network, blog e applicazioni per cellulari come iPhone. Il report segnala siti come GoodGuide.com e HealthyStuff.org e operazioni di comunicazione come quella di Interfaith Center on Corporate Responsibility and Climate Counts. Insomma si può fare meglio ma il mercato nordamericano è sulla buona via.