L’ira di Fini piega il Pdl

Giorgio Frasca Polara
Protezione-civile.jpg

PROTEZIONE CIVILE. Dopo l’annuncio del governo sull’apposizione della fiducia sul decreto, arriva l’ira del presidente della Camera: «Se salteranno i tempi per l’esame del decreto “milleproroghe” non sarà colpa nostra…». E l’esecutivo fa dietrofront.

Nuova e ancor più secca sconfitta del governo sulla legge per la Protezione civile. Dopo essere stato costretto a rinunciare alla privatizzazione attraverso la costituzione di una SpA, ieri si è rimangiato anche la decisione di porre la fiducia sul decreto che, comunque, contiene ancora così gravi contenuti (primo tra tutti la mancata distinzione tra catastrofi naturali e quei “grandi eventi” sportivi o culturali che andavano esclusi dalla potestà di Bertolaso & C.) da spingere le opposizioni a confermare il loro no sul voto finale previsto per stamattina.
 
Non solo: il centrosinistra ha strappato la cancellazione di un’altra norma-vergogna: non ci sarà più “scudo” per Bertolaso e i commissari delle singole emergenze neanche per le cause civili e amministrative (quello penale era già stato cancellato in commissione). Non è stato facile giungere alla rinuncia alla fiducia. C’era, è vero, la disponibilità di una parte del centrodestra a questo gesto distensivo, e per ciò il presidente della Camera aveva convocato i capigruppo per definire l’iter finale del provvedimento. Fini dava per scontato l’annuncio da parte del governo della rinuncia alla fiducia.
 
E invece l’annuncio non è venuto. Fini allora ha perso le staffe e ha annunciato che le centinaia di emendamenti sarebbero stati discussi applicando un famoso (per gli addetti ai lavori) lodo Iotti: in base a quella decisione tutti gli emendamenti possono essere liberamente discussi, pur se non votati, anche dopo l’apposizione della questione di fiducia, «eventualmente anche sino alla prossima settimana. Applicheremo alla lettera il regolamento, e se questo significa - ha aggiunto Fini, in aperta polemica con il governo - che salteranno i tempi per l’esame da martedì del decreto “milleproroghe” (un altro vergognoso provvedimento a cui il governo tiene come e più della Protezione civile, ndr) questa non sarà colpa nostra…».
 
Gelo a Palazzo Chigi, riunione dei vertici governo-maggioranza e, miracolosamente, è arrivata la comunicazione ufficiale: niente fiducia. Così le opposizioni hanno rinunciato ad un consistente pacchetto di emendamenti (ma non a quello che mirava ad escludere dalla competenza della Protezione civile i cosiddetti “grandi eventi”, tipo canonizzazioni, gare veliche mondiali, nomine ed altre cose che con terremoti e alluvioni c’entrano come il cavolo a merenda), e per soprammercato hanno potuto vantare un altro successo: quello che esclude, per i commissari, qualsiasi scudo protettivo non solo dalle cause penali ma anche da quelle civili e dai contenziosi amministrativi: una norma indegna per un paese civile.
 
Il segretario del Pd Bersani: «La vicenda della Protezione civile rappresenta una chiara vittoria dell’opposizione: è la prima volta che questo accade e questo significa che a poco a poco le cose possono cambiare». Analogo il commento del vicepresidente del gruppo dipietrista, Borghesi: «Abbiamo messo il fiato sul collo a governo e maggioranza e ce l’abbiamo fatta». In parallelo alla vicenda parlamentare, un’altra grana, sempre sulla Protezione civile, ha investito il governo ed in particolare il sottosegretario Gianni Letta (sponsor di Bertolaso) secondo il quale gli sciacalli che ridevano nelle ore del terremoto non avevano ottenuto appalti nella ricostruzione dell’Aquila.
 
«Il fatto che Letta fosse o meno in buona fede è secondario - Silvana Mura, Idv -. Conta ed è grave che il governo o non era informato degli scandali o ha provato a coprirli. Berlusconi ha il dovere di dare una spiegazione al paese». I deputati Pd Tenaglia, Maran e Lolli hanno tradotto quest’esigenza in una interrogazione: «Vogliamo sapere se quegli sciacalli hanno le mani in pasta nella ricostruzione, e cosa farà il governo per revocar loro le commesse. Tanto più dopo che il presidente della Regione Abruzzo, Chiodi (Pdl) ha dichiarato al Riformista che Letta avrebbe avuto informazioni sbagliate sul ruolo di quegli imprenditori». Il centrodestra tace.  

La prima pagina del giornale
2412_TERRA_001.jpg

Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
Ultime discussioni
OpinioneAppello per la Pace e i diritti nella Regione Kurda
da alessiodiflorio
 - 07/02/2012 - 22:09
Opinionela neve, il gas, la pace
da pietro ancona
 - 07/02/2012 - 18:53
Opinionel'anima nera dell'Europa
da pietro ancona
 - 06/02/2012 - 21:56
OpinioneIl Dio dei gatti
da robertod1961
 - 29/01/2012 - 16:05
OpinioneIl corporativismo al tempo di Monti
da pietro ancona
 - 24/01/2012 - 15:31