La dura legge del manganello
SCONTRI. Lavoratori, attivisti e ricercatori in fuga. Le forze dell’ordine rispondono con la violenza ai manifestanti davanti alla Prefettura.
Manganelli e ambulanze: non si è fatta attendere la risposta delle istituzioni a ricercatori, lavoratori e famiglie che manifestavano davanti alla Prefettura. Alla richiesta di partecipare al tavolo interistituzionale che si è svolto lunedì per discutere della crisi è seguito un arresto, diversi contusi e due ricoveri in ospedale. Il presidio indetto dalla rete romana anti-crisi è finito nel segno della violenza. Loro, i lavoratori dell’Eutelia, da sette mesi senza stipendio, gli operai dell’Italtel minacciati di licenziamento, i braccianti di Rosarno fuggiti allo sfruttamento, i ricercatori dell’Ispra, gli studenti e i movimenti per il diritto alla casa, volevano partecipare a un incontro a cui non erano stati invitati reclamando il diritto di far sentire la pro pria voce.
«Avevamo chiesto 15 minuti per esporre le nostre ragioni - spiega Paolo di Vetta, dei Blocchi precari metropolitani - e per sostenere questa richiesta abbiamo alzato le mani e siamo avanzati di qualche metro, quando all’improvviso è partita una carica molto violenta ». L’offensiva sarebbe scattata quando i manifestanti hanno tentato di avanzare fino al centro della strada che separa piazza Santi Apostoli da palazzo Valentini, sede della Prefettura. «Si è trattato di una vera e propria carica a freddo - racconta una ragazza rimasta coinvolta negli scontri -. La polizia ci ha rincorsi picchiando selvaggiamente chiunque. I manganelli sono toccati anche a chi teneva in braccio i bambini».
La risposta delle forze dell’ordine non si è infatti esaurita in una carica di alleggerimento. Secondo diverse testimonianze, i poliziotti avrebbero inseguito i dimostranti anche dentro i bar della zona. A un giorno di distanza, il ragazzo arrestato è stato rilasciato senza alcuna misura cautelare. «A riprova che le accuse mosse nei confronti dei manifestanti erano infondate - dice Di Vetta -. Non c’è stato alcun lancio di oggetti né atteggiamenti violenti. La risposta della polizia è stata ingiustificata, un intervento brutale, un accanimento inutile».
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







