La Roma del mattone fa acqua
PRIVATIZZAZIONI. Sindacati e movimenti organizzano presidi contro la decisione di cedere altre quote di Acea a Caltagirone.
Se a Parigi l’acqua è appena ridiventata pubblica, come già era successo in altre capitali europee negli anni passati, a Roma il sindaco Alemanno decide di accelerare i tempi per la privatizzazione di Acea. Ieri, infatti, il primo cittadino della Capitale ha portato in Consiglio comunale la proposta di ridurre ulteriormente la partecipazione del Comune di Roma dall’attuale 51% al 30% entro la fine del 2010. Anticipando così i tempi del decreto Ronchi, che stabiliva i limiti della vendita ai privati di un altro 20% della società entro il 2015.
«Dopo la trasformazione da azienda municipalizzata a spa, dopo l’ingresso nella gestione dell’acqua dei privati (la multinazionale francese Suez e Caltagirone in testa), portato avanti dalle Giunte precedenti, si vuole ora sancire un ulteriore passaggio verso la definitiva privatizzazione di un bene comune e la sua consegna al business dei poteri forti finanziari», ha affermato Fulvio Vescia della RdB Energia, che insieme al Forum italiano dei movimenti per l’acqua e ai sindacati confederali ha manifestato contro la decisione del sindaco, sotto la sede del Consiglio comunale in Campidoglio nel pomeriggio di ieri . «La mossa di Alemanno - spiega il sindacalista è molto probabilmente dovuta alla volontà di non permettere alla multinazionale Suez-Gaz de France, appena cacciata dalla gestione dell’acqua a Parigi, di comprare un’altra quota in Acea, favorendo invece Caltagirone. Il costruttore romano, infatti, detiene già l’8% dell’azienda e da tempo ha manifestato l’intenzione di volerne diventare il maggior azionista dopo il Comune».
“L’acqua però non è una merce, è un diritto da tutelare per le future generazioni”, scrivono i Movimenti per l’acqua e gran parte della cittadinanza è con loro. In Italia, infatti, oltre 400mila cittadini hanno già firmato la legge d’iniziativa popolare promossa dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua per bloccare la privatizzazione dell’oro blu. «Con questo presidio - spiegano gli organizzatori - vogliamo dire che l’acqua è un bene di tutti e che nessun sindaco può disporne come se gli appartenesse».
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






