La sorpresa del nuovo
CINEMA. Mar nero, opera compatta e coerente di Federico Bondi, indaga il rapporto di solidarietà fra donne.
Mar nero (Ita/Rom/Fra 2008) Drammatico, durata 95’, regia Federico Bondi, con Ilaria Occhini, Dorotheea Petre, Corso Salani. Su Premium giov 25, h. 22:45; ven 26, h. 15:55
Gemma è una vecchia signora rimasta vedova, inasprita dalla malattia, Angela è la sua giovane badante rumena. La convivenza forzata nello spazio ristretto di un appartamento esaspera soprattutto Gemma, acuendone la diffidenza. Ma giorno dopo giorno le due donne stabiliscono un’intimità, che le avvicina nella solitudine, sino alla decisione di Gemma di seguire Angela nel suo viaggio in Romania alla ricerca del marito di cui si sono perse le tracce.
Film d’esordio, girato in digitale, Mar nero è un’opera compatta e coerente, pur nella semplicità dell’impianto, che non indulge mai alla retorica dei luoghi comuni: Bondi si avventura con sguardo attento nel rapporto di solidarietà fra donne, nella solitudine che scavalca le preoccupazioni piccolo borghesi sull’immigrazione e unisce i percorsi di Gemma e Angela. Il regista si affida ai gesti, ai volti delle sue attrici, non carica i dialoghi di significati espliciti, ma ci lascia sentire la fitta acuta di una separazione, attraverso il rumore di un rasoio elettrico e il pugno serrato di Gemma, che getta i peli della barba di suo marito, o lo sperpero non più percepito dalla nostra società, nel recupero furtivo di un paio di scarpe vecchie che Angela spedisce a Bucarest.
Infine la possibilità della comprensione, nel dialogo tenero fra Gemma e il padre di Angela, parlato in due lingue lontane fra loro. Bondi prende appunti senza frenare il flusso delle emozioni, adottando una forma asciutta, tutta volta in direzione degli interpreti, assecondati con lunghi piani sequenza, che offrono loro la possibilità d’essere liberi e alle emozioni di prendere corpo. La credibilità del film passa attraverso i volti e i silenzi degli attori, gli stralci di periferia che rendono irriconoscibili e perciò simili le identità delle città e il sovvertimento degli stereotipi sulla vecchiaia e l’immigrazione.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






