La terra trema in Cile

Susan Dabbous
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SISMA. Una scossa di 8,8 gradi della scala Richter colpisce la città di Concepcion. Almeno 180 i morti. L’epicentro, a 350 km a sud di Santiago, ha danneggiato anche numerose infrastrutture della capitale. I geologi: allarme tsunami nel Pacifico.

 
Con le prime luci dell’alba sono apparsi tutti i segni di un terremoto potentissimo. Erano le tre e mezza a Conception, seconda città cilena a circa 350 chilometri dalla capitale Santiago, quando la terra ha tremato violentemente per un lungo, interminabile minuto. Un sisma di 8,8 gradi della scala Richter, il quinto più potente della storia, ieri, ha colpito il Sud del Cile precisamente alle 3,34 del mattino (ore 7,37 italiane). Il bilancio, a poche ore dall’accaduto era di almeno duecento morti, ma è destinato drammaticamente a crescere. Il sisma avvertito fino in Argentina ha provocato dei crolli anche a Santiago dove numerosi quartieri sono rimasti senza elettricità e le comunicazioni per alcune ore sono state interrotte, ma il peggio potrebbe non essere ancora passato.
 
A tenere molto alto lo stato d’allerta sono il rischio tsunami e lo sciame sismico, molto intenso, previsto nei prossimi giorni. A due ore dalla scossa, poi, l’Istituto geologico americano ha confermato che il sisma ha provocato uno tsunami le cui conseguenze sono difficilmente prevedibili. Ma ad essere minacciate non sono solo le coste meridionali del Cile: l’allerta si spinge infatti fino al Giappone dove venerdì scorso si era abbattuto un altro forte sisma a largo di Okinawa di intensità pari a 7,3 gradi della scala Richter. Le autorità in un primo momento avevano anche lanciato un’allerta tsunami, poi rientrata; il sisma si era sprigionato ad una profondità di 22 chilometri e non aveva provocato né feriti né vittime. Ora però le coste nipponiche, così come il resto dei 52 Paesi che affacciano sull’oceano Pacifico, esclusi gli Stati Uniti, sono a rischio tsunami.
 
Per ragioni di sicurezza è già stata fatta evacuare l’isola di Pasqua, nota per le sue statue giganti, un patrimonio che rischia di andare distrutto. Ad agitare i mari nei prossimi giorni, spiegano i geologi, sarà l’energia liberata da quest’ultimo terrificante terremoto localizzato dall’Istituto americano di geofisica, Usgs, a 115 chilometri al largo di Concepcion, mentre l’ipocentro si trova a 35 chilometri di profondità. Ragione per cui le conseguenze del sisma di ieri, (considerato 600 volte più potente di quello di Haiti) ha provocato molti meno danni di quello caraibico. «Più l’ipocentro è lontano dalla crosta terrestre - spiega l’ordinario di gelogia all’Università Federico II di Napoli, Franco Ortolani – minore è la potenza che sia arriva sulla superficie». L’ipocentro del sisma di 7 gradi della scala Richter che ha colpito Haiti il 12 gennaio scorso si trovava invece solo a 10 chilometri di profondità. A distinguere i due terremoti poi è anche il posizionamento dei due Paesi.
 
«La zona del Cile come tutta la cordigliera andina - ricorda l’esperto - si trova in un punto di scontro tra due placche: quella dell’oceano Pacifico che si infila sotto quella del continente americano. Scontrandosi, creano dei continui attriti che determinano forti terremoti: si tratta infatti di una delle zone più sismiche al mondo. Quando, come in quest’ultimo caso - continua Ortolani - l’ipocentro si trova a largo delle coste si possono verificare dei meremoti, così come avvenne in Indonesia nel dicembre del 2004. Per questo - aggiunge - l’evento naturale di ieri è più simile allo tsunami del Sud est asiatico che al terremoto di Haiti, provocato da uno spostamento lungo la faglia e non dallo scontro tra due differenti placche». Non esiste quindi una relazione tra i due terremoti, anche se la percezione che la Terra sia ormai vittima di una escalation vertiginosa di terremoti è molto diffusa. Eppure, assicurano i sismologi, non ci sono dati fuori norma.
 
La sismicità, ricordano in molti, è sintomo dell’attività del pianeta. Intanto a Concepcion è troppo presto per far un bilancio dei danni: per il momento tocca fare i conti, oltre che con le vittime, con edifici crollati, strade sprofondate fino a tre metri, incendi, blackout totale, assenza di acqua e collegamenti telefonici. Meno gravi invece le condizioni della capitale inserita comunque nella lista delle zone per cui è stato decretato lo stato di catastrofe dal presidente cileno Michelle Bachelet. Anche l’aeroporto di Santiago, rimasto parzialmente danneggiato, resterà chiuso per 72 ore. Domani le scuole resteranno chiuse: il rientro dalla vacanze estive, che in Cile si concludono oggi, è stato spostato. Il Paese è nel panico, il presidente ha invitato la popolazione alla calma, ma come spesso accade in questi casi è la paura a prevalere. Per questo gli abitanti delle zone più colpite si stanno riversando nelle strade che portano fuori città. Il centro urbano più colpito, oltre a Concepcion è Valparaiso, ma anche nelle arterie della capitale a prevalere è solo il caos. Non appena riaprirà l’aeroporto arriveranno i numerosi aiuti internazionali già promessi da Usa ed Europa. Ma il primo a inviare il proprio messaggio di solidarietà è stato il presidente haitiano René Preval.
 
I NUMERI
L’istituto americano di geofisica Usgs ha classificato la scossa cilena come di magnitudo 8.8 della scala Richter, valore che la pone tra le più potenti della storia. Di più forti se ne ricordano solo altre 4: da 9.5 nel 1960 ancora in Cile a Valdivia (oltre 400 chilometri a sud di Concepcion), da 9.2 in Alaska nel 1964, da 9.1 che generò lo tsunami nell’oceano Indiano nel 2004 e da 9.0 che distrusse Lisbona nel 1755. La scossa che il 12 gennaio scorso sconvolse Haiti era di magnitudo 7.0: l’energia liberata era pari a quella di una bomba H da 32 megaton. Circa 30 volte più potente del terremoto che lo scorso anno distrusse L’Aquila (5,8 Richter), mille volte più distruttiva dell’atomica sganciata su Nagasaki nel 1945 (32 kiloton). Quella di una scossa da 8.8 è di circa 20 gigaton (miliardi di tonnellate di tritolo). Il terremoto che nel 1906 rase al suolo San Francisco era di magnitudo 8.0.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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