Liberi dalle marmitte

Paolo Hutter

IN FONDO. Il partito della libera marmitta, che trova la sua piena espressione in Libero e nel Giornale, è uno spontaneo partito trasversale che sembra quasi orchestrare una campagna mediatica quando enfatizza, come flop della domenica a piedi, la mancata adesione dei Comuni della Provincia di Milano.

L’avvicinarsi della domenica a piedi del 28 febbraio procede in mezzo ad assordanti colpi di clacson. Il partito della libera marmitta, che trova la sua piena espressione in Libero e nel Giornale, è uno spontaneo partito trasversale che sembra quasi orchestrare una campagna mediatica quando enfatizza, come flop della domenica a piedi, la mancata adesione dei Comuni della Provincia di Milano.
 
In realtà mai - credo proprio mai - questi Comuni hanno aderito a un’iniziativa del genere se non costretti dalle ordinanze regionali di Formigoni (che questa volta non c’entra). Lo avevano fatto anni fa, quando il ministero letteralmente pagava le amministrazioni affinché aderissero. Non c’è alcuna novità, e probabilmente alcuna particolare intenzionalità politica in questa non adesione. è più significativo, per stare nel milanese, che questa volta abbiano deciso di aderire Cinisello e Sesto: due sindaci di centrosinistra che hanno voluto soldarizzare con l’Anci, prima di tutto.
 
Per il resto la lettura politica in termini di schieramento non fa capire quanto stia succedendo. Si era detto che la Lega è contraria, ma la Lega in quanto tale non ha dato ordini di scuderia. Varese va a piedi. è vero che Verona si è sottratta al 28, ma una domenica a piedi l’ha appena fatta. E viceversa ha aderito Treviso, nella formula piena che avevamo auspicato con un appello su queste colonne, e cioè bloccando tutti i veicoli, anche quelli cosiddetti ecologici. Se andiamo nel Centro-Sud spicca il rifiuto polemico di Roma, che fa finta di non avere picchi di smog.
 
Ha influenzato il ritiro di Napoli. Non so se il sindaco di Firenze abbia aderito per solidarietà Anci o centrosinistra. La sorpresa viene da Pescara, che chiuderà pezzi significativi di città a turno per tre domeniche, fermando anche Gpl e metano. La geopolitica della domenica a piedi è complessa, l’annuncio viene accolto da proteste, si moltiplicano le pressioni per le deroghe, lettere ai giornali, interventi su internet, sembra una sollevazione contro. Poi la domenica esce per strada felice la gente semplice, che chiede che l’esperienza si ripeta.
 
Non vince la gara dei click nei sondaggi in Rete, ma prevarrebbe in un sondaggio statistico. A fronte dei clacson schiacciati con furia da chi sostiene di non poter rinunciare all’auto neanche solo per 9 ore, c’è un popolo mite che non suona il clacson. Che va incoraggiato a prendere la parola.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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