Lo sciopero dei Nebrodi
Le saracinesche dei negozi di Capo d’Orlando, ieri, sono rimaste abbassate. È il giorno della protesta, dopo che nelle ultime settimane le frane dei costoni dei monti Nebrodi hanno messo in pericolo il territorio e l’incolumità degli abitanti, culminando nel disastro di San Fratello. I cittadini del messinese hanno abbandonato in massa le loro attività per sfilare in un corteo pacifico ma esasperato, hanno fatto sapere, per «l’inerzia della Provincia, della Regione, dello Stato che, pur conoscendo la condizione di assoluta instabilità del territorio, non hanno provveduto in questi anni alle manutenzioni, al ripristino delle strade e alla messa in sicurezza».
Dalla manifestazione, guidata dagli oltre quaranta sindaci dei paesi colpiti, è nato il “Coordinamento per l’emergenza Nebrodi” che promette di riunirsi nel capoluogo siciliano e poi espugnare la Capitale per chiedere interventi seri e lo stanziamento delle risorse promesse. Al grido “Fondi, non passerelle” un fiume di 3.000 persone ha rivendicato il riconoscimento dello stato di calamità per i gravi dissesti idrogeologici, concesso in pronta risposta da Roma, dove ieri si è svolto il Consiglio dei ministri.
Una doppia proroga, in verità, perché anche sulla sponda continentale la situazione sta sfuggendo di mano: dunque l’emergenza non è finita e si protrarrà «al fine di completare gli interventi di contrasto ai danni da inquinamento di suoli e acque in Sicilia, nonché per le avverse condizioni del gennaio 2009 in Calabria», informa la nota ufficiale di Palazzo Chigi. Intanto le strade sono ancora interrotte, con molti comuni ormai completamente isolati, i collegamenti ferroviari sono depotenziati e le attività di recupero bloccate dal maltempo che non dà tregua.
Anche per questo da Capo d’Orlando è partito il richiamo ad Anas che «non ha fatto la manutenzione di strade e viabilità», alla politica locale «che si fa vedere soltanto sotto elezioni» e alle ferrovie dello Stato che, accusano ancora i manifestanti, «stanno progressivamente riducendo il numero dei treni, perfino dei convogli, che collegano i maggiori centri con Messina e Palermo». «Chiediamo - ha detto ieri Enzo Sindoni, sindaco della cittadina che ha ospitato la mobilitazione - che parte delle tasse che si pagano qui vengano spese in questo territorio perché si possa vivere tranquillamente. Senza dover rischiare la vita per andare al lavoro». Gli ha fatto eco Salvo Messina, sindaco di Brolo, altro fronte duramente colpito dalle frane, che ha invocato «l’attenzione dello Stato che qui non abbiamo mai visto».
Tra i comuni dei due primi cittadini l’unica distanza che resta invalicabile è quella segnata dalla statale 113, interrotta dallo scorso 24 gennaio. Ma, magra consolazione, quel tratto dell’autostrada Messina-Palermo che garantisce i collegamenti da oggi beneficierà dell’esenzione del pedaggio.






