L'Orientale si fa green
IDEE. Il Consiglio degli Studenti dell'università L’Orientale di Napoli ha presentato un progetto che permetterà di salvaguardare metri cubi di foresta amazzonica. Il progetto prevede l’inserimento del motore di ricerca Ecosia come sostituto del più celebre Google come motore di ricerca predefinito dell’Ateneo.
Le università della Campania compiono un ulteriore passo in avanti in materia di ecologia e di risparmio energetico. Il Consiglio degli Studenti de L’Orientale ha presentato un progetto che permetterà di salvaguardare metri cubi di foresta amazzonica. Fortemente voluto dall’Associazione Studentesca “Orientale Zerocinque”, da anni leader delle associazioni studentesche dell’Università degli Studi di Napoli L’Orientale, il progetto prevede l’inserimento del motore di ricerca Ecosia come sostituto del più celebre Google come motore di ricerca predefinito dell’Ateneo.
Ma che cos’è questo Ecosia? Se ne parla già da qualche mese in tutto il mondo, e nelle ipotesi annuncia di rivoluzionare lo status quo di tutti i sistemi di ricerca online finora disposti a uso e consumo della rete globale. Il team di sviluppo di Ecosia, con sede a Wittemberg, ha puntato tutte le carte della sua creatura su un trend confermato da diversi anni: l’ecologia. Gli ideatori di Ecosia, a cui fa capo un giovane di 26 anni, Christian Kroll, dichiarano che circa l’80% dei profitti finanzieranno un progetto del Wwf in Amazzonia.
L’intuizione è semplice, e nasce da una stravagante riflessione che punterebbe il dito contro i tradizionali metodi di ricerca telematici: digitare una parola su Google, verificare gli indici di ricerca e, in senso più concreto, ricorrere all’uso dei costosissimi server preposti all’individuazione delle informazioni, avrebbe un costo preciso in termini di consumo energetico, e di conseguenza contribuirebbe realisticamente all’emissione di anidride carbonica nell’aria che respiriamo. Il dato fornito da alcuni scienziati è addirittura straniante: una sola ricerca su internet provoca la stessa emissione di CO2 causata dal funzionamento di una lampadina per un’ora intera. Il danno inflitto al bilancio di inquinamento rilasciato nell’atmosfera diventerebbe a questo punto incalcolabile, considerata la quantità di ricerche effettuate quotidianamente da tutti gli utenti della rete.
La seconda considerazione è altrettanto elementare, e riguarda il giro di affari sostenuto negli ultimi anni da Google e affini: con i link sponsorizzati nelle colonne di pubblicità i motori di ricerca guadagnano milioni e milioni di dollari. Ecosia promette, a differenza della concorrenza, di devolvere il ricavato dei link sponsorizzati alla protezione delle foreste pluviali: dati alla mano, circa il 2% delle richieste di ricerca termina con un clic su un link sponsorizzato. Scopriamo, rendendo la parola ai suoi ideatori, che «Ecosia guadagna attualmente 0,13 centesimi a ricerca. Doniamo almeno l’80% del ricavato al progetto di protezione della foresta pluviale.
Questo progetto è localizzato nel Juruena National Park in Amazzonia. Lì bastano solo 5 Euro per proteggere un ettaro intero di foresta pluviale. Quindi, basandoci sui ricavi medi, possiamo salvare circa due metri quadri per ciascuna ricerca effettuata». Sempre assecondando le stime di Kroll, se appena l’1% degli utenti di internet utilizzasse regolarmente Ecosia, sarebbe possibile salvare ogni anno preziosi ettari di foresta, per un’area estesa quanto la Svizzera. Si tratta di un impegno che prevede l’impiego di server a bassa richiesta energetica: «Anche se i motori di ricerca popolari alimentassero i server a energia verde, il loro impatto a ricerca sarebbe sempre marginale paragonato a quello che Ecosia riesce a raggiungere proteggendo attivamente la foresta pluviale» proseguono gli sviluppatori, così come sottolineano che «salvando circa due metri quadri di foresta pluviale a ricerca, si prevengono molte tonnellate di emissioni di CO2.
Se messo a confronto con la possibilità di salvare le foreste, l’impatto di server verdi è minimo. I server verdi riducono solo di due grammi circa le emissioni di CO2 ogni ricerca effettuata». Ecosia promette di essere all’avanguardia anche sul versante della privacy, eliminando i dati delle ricerche entro 48 ore, mentre altri motori di ricerca ne perseverano l’archiviazione e, in casi più estremi, li riciclano per creare un profilo dell’utente da impiegare in vista dello smistamento della pubblicità.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






