Mangiò carne, poi fu l’incubo
IL VELENO INVISIBILE. Gli spacciatori di cibo contraffatto “rinfrescano e vivificano” carni e norcini aggiungendo finanche nitrati per abbattere la flora batterica e solfiti per mantenere vivo il colore, rendendo prodotti scadenti pericolosi per la salute dei consumatori.
Nel mondo senza etica dove l’unica regola è abbattere i costi e massimizzare il lucro, i professionisti della frode spesso sconfezionano i prodotti, per poi confezionare di nuovo con etichette posticce. Gli spacciatori di cibo contraffatto “rinfrescano e vivificano” carni e norcini: aggiungendo finanche nitrati per abbattere la flora batterica e solfiti per mantenere vivo il colore. Con questo processo creano un prodotto scadente, a volte rischioso per la salute del consumatore. La notizia è apparsa sul quotidiano La Sicilia l’8 febbraio scorso, con quattro anni di ritardo. Il 7 febbraio di 4 anni fa, una studentessa di Scienze Politiche a Catania allora 21enne, Sara Di Natale, arriva nel reparto di rianimazione del Garibaldi in arresto cardiorespiratorio per choc anafilattico. Le salvano la vita, ma i danni cerebrali sono devastanti.
Da allora è in coma vegetativo irreversibile. Sara aveva mangiato carne acquistata da un macellaio di Ca moltania, che ne aveva “vivificato” il colore con solfiti (che sono degli additivi per prevenire l’ossidazione). Le persone asmatiche allergiche all’aspirina, per esempio, hanno un rischio elevato di reazione allergica ai solfiti. Il problema della sicurezza riguarda soprattutto le sostanze somministrate agli animali, presenti come residui nelle carni che mangiamo. I rischi per la nostra salute riguardano principalmente gli antibiotici, il cortisone, gli anabolizzanti e i beta-agonisti o beta-stimolanti. Vediamoli nel dettaglio. Gli antibiotici sono usati per curare gli animali malati, ma anche a scopo preventivo. Nonostante la legge imponga dei limiti da non superare, possono rimanere nella carne macellata. Per noi, assunti in modo indesiderato, oltre ad indebolire il nostro organismo, possono essere inefficaci nel momento Cain cui ne avremmo davvero bisogno.
Il cortisone è un’altra sostanza che è vietata dall’unione europea. Viene somministrato insieme agli anabolizzanti. Serve a dare benessere all’animale a fine ciclo. Lo fa stare bene e mangiare di più. Per passare i controlli, il trattamento con cortisone e anabolizzanti viene interrotto alcuni giorni prima della macellazione. Ciononostante, nella carne ne restano residui. è peraltro noto il problema degli squilibri ormonali nei bambini cosumatori abituali di carne bianca. Poi ci sono gli anabolizzanti: questi prodotti sono vietati dalla legge europea, mentre alcuni di essi sono leciti negli Stati uniti. Servono per aumentare la massa degli animali, soprattutto dei vitelli da latte e dei vitelloni, fino al 10-20% in più, e accorciano i tempi di allevamento.
E arriviamo ai beta-agonisti o betastimolanti: si legano a specifici recettori delle cellule, modificandone il metabolismo a favore della crescita muscolare. (I beta-bloccanti sono veri e propri farmaci utilizzati per la cura delle malattie cardiovascolari e la loro presenza nelle carni, considerando che agiscono in dosi molto basse, è oltremodo indesiderata). Ma c’è una bella notizia. Si chiama “Dna barcoding” (letteralmente codice a barre molecolare basato sul Dna). Si tratta di uno studio condotto alla Rockefeller university insieme con esperti dell’American museum of natural history. Procede come il codice a barre usato per identificare il prezzo dei prodotti al supermercato. La tecnica del “Dna barcoding” riesce a identificare i marcatori genetici dell’animale (o della pianta) usato nel prodotto.
Quindi, anche se quel cibo è stato molto lavorato (cotto o trattato), il test riuscirà ugualmente a dire se si tratta di carne di un certo animale piuttosto che di un altro, perché il Dna non si rovina e resta analizzabile anche dopo la cottura. Secondo studi recenti il consumo di carne è responsabile del 40% delle emissioni totali di CO2 del nostro pianeta. Ciononostante, nessuno di coloro che dicono di battersi per il clima ha mai fatto niente per ridurre un commercio che, solo negli Stati Uniti, è pari a 125 chilogrammi per persona ogni anno. In Italia abbiamo peraltro registrato un preoccupante aumento: dai 57 kg di carne/procapite del 1972 ai 90 kg attuali: un incremento del 50%! Ma se escludiamo i 6 milioni di vegetariani e i vegani (10%) e i circa 2,5 milioni di bambini con meno di 5 anni, il consumo sale a ben 105 kg a testa l’anno.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






