Missione in Afghanistan, si apre la crisi di governo

Paolo Tosatti
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OLANDA. Il centro destra chiede di prolungare la permanenza delle truppe nel Paese asiatico. I laburisti non ci stanno ed escono dall’esecutivo. Verso nuove elezioni.

E’ in bilico il futuro della missione olandese in Afghanistan dopo la crisi che ha colpito ieri l’esecutivo di Amsterdam. Nella notte, al termine di una riunione fiume durata 16 ore, il primo ministro democristiano Jan Peter Balkenende ha annunciato la rottura della coalizione alla guida del Paese. A uscire dall’unione, la terza guidata dal leader in otto anni, sono stati i socialdemocratici del vicepremier e ministro delle Finanze Wouter Bos, contrari alla richiesta di prolungamento della missione avanzata da Balkenende e dal suo partito, l’Appello cristianodemocratico, di centrodestra. In questo momento l’Olanda schiera in Afghanistan 1.600 uomini, concentrati nella regione di Uruzgan. La missione è inizia nel 2006 e da allora è costata la vita a 16 soldati. Il mandato dei militari scadrebbe ad agosto. I cristiano democratici ne hanno però chiesto il prolungamento almeno per un altro anno.
 
Una proposta che aveva lo scopo di andare incontro alle richieste avanzate in questo senso dall’amministrazione Usa e dal segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, La richiesta, però, ha suscitato la viva opposizione dei laburisti, chiamati a rispondere al proprio elettorato della promessa fatta nel 2007 che l’impegno militare nel Paese asiatico missione non sarebbe stato prolungato oltre il 2010. «Non c’è possibilità per questo gabinetto di andare avanti unito» , ha dichiarato il premier, aprendo di fatto la crisi di governo. Oltre che il partito di Balkenende e di Bos, della colazione fino a ieri alla guida del Paese facevano parte anche i conservatori dell’Unione cristiana. Insieme lo schieramento deteneva 80 dei 150 seggi alla Camera bassa del Parlamento. L’uscita dei labursiti rende incerto il futuro politico del Paese: le elezioni appaiono inevitabili e la formazione di un nuovo esecutivo presenta non poche incognite.
 
Né Balkenende né Bos sarebbero capaci di conquistare da soli una maggioranza per i loro partiti; inoltre sono in molti a temere un successo del Partito della libertà, i populisti di destra di Geerd Wilders, attualmente sotto processo per diffamazione dell’Islam. La crisi che si è aperta ieri rappresenta un duro colpo per Balkenende. Il leader è subentrato al popolare premier Wim Kok, che rassegnò le dimissioni otto anni fa, assumendosi la responsabilità politica della strage di Srebrenica, nell’ex Jugoslavia. Da allora questo è il terzo esecutivo guidato da Balkenende a sciogliersi anticipatamente.
 
La frattura che si è manifestata in seno alla coalizione negli ultimi giorni a causa della missione afgana ha in realtà radici profonde, e coinvolge tutta la politica estera olandese. Già a gennaio il gabinetto aveva vacillato a causa di un rapporto che criticava la presenza dei soldati di Amsterdam in Iraq e accusava il governo di non avere all’epoca fornito informazioni adeguate sulla partecipazione a quell’impresa. Una crisi rientrata solo grazie alle pronte scuse presentate dall’esecutivo. Che però avevano solo temporaneamente riavvicinato i lembi della spaccatura esistente nella colazione, senza riuscire a chiuderla.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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