Morti sospette, in Senato l’appello delle famiglie
CARCERE. I parenti dei detenuti chiedono l’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta. Intanto in Aula inizia l’esame delle mozioni sull’emergenza penitenziaria.
Quando lo Stato sbaglia, deve anche ripagare i suoi errori. Su questa convinzione l’associazione “Il detenuto ignoto” ha riunito ieri al Senato i familiari delle vittime del carcere, proprio nel giorno in cui a Palazzo Madama è iniziata la discussione sulle mozioni sull’emergenza penitenziaria. I detenuti che hanno perso la vita in circostanze sospette durante la reclusione sono davvero troppi: negli ultimi dieci anni oltre 500 i suicidi e altrettanti i casi sui quali la magistratura ha aperto un’inchiesta.
Alcuni rubricati dall’amministrazione come derivati da cause sopravvenute, altri come morti avvenute in seguito all’aggravarsi di malattie o alle cattive condizioni di salute. La maggior parte, però, ha lasciato i familiari con il forte sospetto che si siano verificate violenze o percosse. Per questo, dalla conferenza stampa di ieri è stata formulata la richiesta di istituire una Commissione parlamentare di inchiesta che faccia luce sui decessi anomali che avvengono nei luoghi di detenzione. Sarebbe «un passo necessario per ottenere verità e giustizia - ha spiegato Irene Testa, segretaria de “Il detenuto ignoto” - per quei casi che ancora la attendono, di cui devono occuparsi politica e istituzioni, come è successo recentemente per Stefano Cucchi».
Rita, la madre di Stefano, che raramente intervien in pubblico, ha voluto precisare: «Non ce l’abbiamo con le istituzioni né con l’Arma, ma con quella manciata di persone assunte e pagate dallo Stato, in camice o in divisa, che devono essere giudicate da semplici cittadini». Sui volti dei presenti è ben visibile il segno del dolore. È Ignazio Marino, senatore del Pd e presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale, a parlare «innanzitutto come cittadino e come medico» e a impegnarsi «affinché se esistono regolamenti sbagliati che, per esempio, non obbligano il personale sanitario a informare i familiari, quei regolamenti vanno cambiati».
Nelle prossime settimane si conosceranno i risultati dell’inchiesta parlamentare sul caso Cucchi: centinaia di pagine di documenti, oltre trenta audizioni, che dovranno essere riassunte in un’unica stesura. Per la sorella Ilaria questi giorni sono difficili: «L’inchiesta della Procura procede ma abbiamo una forte preoccupazione per le perizie. Stanno succedendo cose gravi». Ma l’attenzione richiamata dal caso del giovane geometra romano ha agito da motore per molte vicende simili.
«Si è squarciato il velo della rassegnazione dei tanti familiari che ritenevano impossibile ottenere la verità», ha commentato la deputata radicale Rita Bernardini, ormai giunta al 15esimo giorno di sciopero della fame. La sua azione non violenta spinge per l’affermazione della mozione che chiede una riforma organica del sistema penitenziario. Ma la strada è tortuosa, con altre quattro iniziative supportate dai diversi gruppi parlamentari che, di fronte allo stato di emergenza, avanzano proposte ben distanti. La battaglia, dunque, è soprattutto politica ed è combattuta tra chi invoca trasparenza e chi, come la Lega, suggerisce come soluzioni quali il federalismo e contenimento dell’immigrazione clandestina.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







