In Niger un colpo di Stato legato al business nucleare
AFRICA. Il presidente Mamadou Tandja è stato destituito giovedì dai militari. Il suo mandato era scaduto a dicembre ma la modifica alla Costituzione e lo scioglimento del Parlamento lo avevano mantenuto al potere. Ora il suo tempo è finito.
Tesa ma finora calma la situazione a Niamey, dove da ieri vige il coprifuoco dopo il colpo di Stato di giovedì che ha portato all’arresto del presidente Mamadou Tandja e del suo luogotenente, confinati ora in una caserma a 20 chilometri dalla capitale. Le strade sono pressoché deserte, mentre la radio ufficiale, Voix du Sahel, diffonde da giovedì alle 18 musica militare. Le trasmissioni sono state interrotte solo per poco in serata, quando il colonnello Goukoye Abdoulakarim ha annunciato l’avvenuto golpe. «Il Consiglio supremo per la restaurazione della democrazia, di cui sono il portavoce», ha detto alla radio di Stato, «ha deciso di sospendere la Costituzione della Sesta Repubblica e di dissolvere tutte le istituzioni che di essa sono emanazione». Da allora, il silenzio.
Caute finora le reazioni, in attesa di sapere a cosa si stia andando incontro. Il colpo di Stato è stato incruento: Tandja è stato prelevato intorno alle 13 dal suo palazzo, nel quale era in corso un consiglio dei ministri, dopo una breve battaglia all’esterno dell’edificio con i soldati di guardia. Secondo le informazioni dei media locali, quattro militari sarebbero morti nell’incendio del loro blindato, colpito forse da un obice. Ma nel resto della capitale le caserme non si sono mosse, preferendo tenere i soldati all’allerta all’interno delle loro postazioni. A guidare il golpe sono tre colonnelli, personalità di gran conto delle gerarchie militari, a partire dal numero due del Csrd, Djibrilla Hima Hamidou, detto Pelé, che nel 1999 partecipò al golpe del comandante Wanké. Come allora (e come nel 1977 e nel 1996) i militari anche oggi adducono “ragioni morali” dietro il loro sollevamento.
Tandja, il cui mandato sarebbe scaduto nel dicembre 2009, è rimasto al potere a seguito di un cambiamento costituzionale ottenuto illegalmente, tanto da far sospendere il suo Paese dalle istituzioni del Continente. Ma né le sanzioni né l’esclusione dal consesso internazionale avevano creato grandi problemi al presidente, che contava sul solido appoggio della Francia, grande partner commerciale del Paese. Essere seduti sui più grossi giacimenti di uranio del mondo a volte può essere un vantaggio, e per dieci anni sicuramente lo è stato per Tandja. Areva, la società francese a partecipazione statale leader mondiale del nucleare, ha firmato con Niamey contratti miliardari: l’ultimo, nel gennaio 2009, concede ad Areva lo sfruttamento della miniera di Imouraren, la più grande di tutta l’Africa, che sarà operativa nel 2012 facendo del Niger il secondo produttore mondiale di uranio.
I militari golpisti rispetteranno i contratti stipulati da Tandja, o ne faranno carta straccia? L’Eliseo, pur condannando il golpe, invita «al dialogo per la pace». Se dialogo ci sarà, l’economia francese potrebbe tirare un sospiro di sollievo. Se, al contrario, l’opera moralizzatrice del Csrd coinvolgesse anche le multinazionali straniere, allora Nicolas Sarkozy avrebbe un problema in più da affrontare nella regione delle sue ex colonie.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






